«Qua siamo e qua restiamo», dicono da Prato i riformisti. «Per l’alternativa si riparte da noi», rispondono da Montepulciano quelli del neo correntone di maggioranza. Le anime dem si riuniscono a 130 chilometri di distanza ma i due Pd che si confrontano in questo weekend appaiono molto più lontani tra di loro. Con Elly Schlein, attesa alla chiusura del raduno organizzato dallo stato maggiore, che a ben vedere si trova tra due fuochi. Da un lato la minoranza liberal, portatrice di una visione chiaramente alternativa alla sua leadership. E non va meglio dal fronte opposto. La maxi-corrente che si ritrova a Montepulciano le ribadisce il suo sostegno ma più che altro le vuole costruire intorno un «cordone di sicurezza».
Nel solito gioco di equilibrismi interni, almeno da Prato arrivano parole più chiare del solito. A suonare la sveglia è il senatore Filippo Sensi, spin doctor di Matteo Renzi ai tempi di Palazzo Chigi. «Che abbiamo fatto di male? Perché tutta questa paura, questo fastidio, anche un filo di supponenza?», si interroga il parlamentare, in un dialogo in differita con i compagni riuniti a una manciata di chilometri. Sensi si rivolge polemicamente a una serie di esponenti della maggioranza dem, indicandoli con il solo nome di battesimo. Catechizza Goffredo Bettini, Andrea Orlando e Arturo Scotto. Ma se la prende pure con Stefano Bonaccini, che dei riformisti doveva essere il leader e ora viene accusato dalla minoranza di consociativismo con Schlein. A Prato sfilano Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi.
A Montepulciano, invece, è un pot-pourri. Sinistra dem, franceschiniani, ex lettiani, ex Articolo Uno. Da Orlando a Dario Nardella, passando per Cuperlo. C’è il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, entrato nel toto-nomi come potenziale leader, che smorza: «Schlein candidata premier è la soluzione naturale». Interviene Maurizio Landini. «La leader è importante ma utilizzare di più il partito», si lascia sfuggire Orlando. Che poi punge Conte su Atreju: «Vorrei chiedergli se è utile continuare a discutere per giorni del circo di Meloni». Dal M5s fanno notare, a taccuini chiusi, che era stata la stessa Schlein a chiedere per prima un confronto con Meloni alla kermesse di FdI, definita «circo» da Orlando. In ambienti pentastellati si dicono anche sorpresi da quello che giudicano l’ennesimo tentativo di addossare le responsabilità sul M5s. Venerdì sera a bombardare la segretaria era stato Rocco Casalino. Su Atreju «Schlein ha sbagliato tutto, la leadership non si autoproclama», la sentenza dell’ex portavoce di Conte in un post sui social. E nel Movimento tiene banco sottotraccia il caso-Gubitosa.
Il deputato irpino, considerato vicinissimo a Conte, potrebbe non essere confermato nella nuova squadra dei vicepresidenti, che sarà varata a breve. Fonti parlamentari M5s spiegano che alla base del declassamento potrebbero esserci i risultati sotto le aspettative nella circoscrizione di Avellino alle ultime regionali campane