Il Papa: unioni gay offensive per la pace

Il Papa: unioni gay offensive per la pace

di Paolo Rodari

Il messaggio della pace che ieri il Papa ha diffuso è rivolto, come sempre, a tutto il mondo, ma è inevitabile che esso abbia un'eco particolare in Italia, dove la situazione politica solleva molti dubbi e interrogativi in Vaticano come anche nella leadership della Conferenza episcopale.
L'insistenza con la quale la Chiesa sta mandando messaggi ai «suoi» - e cioè ai politici cattolici - affinché collaborino al rinnovamento di un'area moderata alternativa alla sinistra viene principalmente dal timore che di là, e cioè a sinistra, quei «principi non negoziabili» su cui le gerarchie non possono retrocedere vengano traditi. È anche figlio di queste preoccupazioni il ritorno, ieri nelle parole di Benedetto XVI, di un forte richiamo a questi princìpi, temi mai dimenticati oltre il Tevere seppure per diverso tempo non si siano sentiti pronunciare con tale forza evocativa. Ieri il Papa non ha fatto sconti in merito dicendo che i «tentativi» di rendere il matrimonio «fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione» sono «un'offesa contro la verità della persona umana» e «una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace». E poi l'affondo sui temi dell'aborto e dell'eutanasia. Per Benedetto XVI, è «un'importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l'amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all'uso del principio dell'obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l'aborto e l'eutanasia». È invece soprattutto negli Stati Uniti che i vescovi stanno combattendo contro una riforma sanitaria, quella di Obama, che prevede, la possibilità di estendere l'assicurazione sanitaria alla contraccezione, anche per i dipendenti delle istituzioni religiose. Nel merito proprio giorni fa è intervenuto nel tradizionale appuntamento di sant'Ambrogio - il suo secondo «discorso alla città» nella Messa della vigilia - anche il cardinale Angelo Scola dicendo che la riforma sanitaria altro non è che «una ferita alla libertà religiosa».
In molti, forse, se li erano dimenticati questi cosiddetti «princìpi non negoziabili», che Ratzinger, nel 2002 da prefetto dell'ex Sant'Uffizio attraverso la stesura di una Nota dottrinale, e poi più volte da Papa, ha ricordato: il no all'aborto e all'eutanasia; la tutela e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, protetta nella sua unità e stabilità e alla quale non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza; la libertà di educazione ai genitori per i propri figli.
Le parole del Papa sono difficili da comprendere se non si ammette un oltre, Dio, prima d'ogni cosa. O meglio, se non si ammette che la legge morale, ciò che dice all'uomo cosa è giusto e cosa è sbagliato, sia stata iscritta da Dio nella coscienza di ognuno. Senza questa ammissione, vale tutto. Di qui il richiamo del Papa, ancora forte, contro quella «dittatura del relativismo» contro la quale ha impostato l'architrave del suo pontificato. Dice: «Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell'assunto di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell'imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo». Solo in questo modo la pace diventa possibile: non è più «un sogno» né «un'utopia», né, tantomeno, una «falsa pace». La vera pace è «dono di Dio e opera dell'uomo». È pace con Dio, pace con se stessi, pace con il prossimo e con tutto il creato.
Che la pace discenda dallo sviluppo plenario di ogni uomo e di ogni popolo, e che, dunque, via di realizzazione della pace, e del bene comune, è il rispetto e la promozione della vita umana, è un concetto che il Papa ha espresso in piena continuità coi suoi predecessori. L'ha ricordato ieri monsignor Mario Toso quando ha detto che «il messaggio di Benedetto XVI è in continuità con il magistero sociale espresso nei radiomessaggi, nelle encicliche, da Pio XII a oggi».

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