Il partito unico tiene banco. Ma gli alleati sono scettici

Marciare divisi per colpire uniti oppure fare il passo successivo e arrivare a marciare e colpire uniti?

Il partito unico tiene banco. Ma gli alleati sono scettici

Marciare divisi per colpire uniti oppure fare il passo successivo e arrivare a marciare e colpire uniti? Il centrodestra continua a interrogarsi sul proprio futuro o meglio a confrontarsi con la «provocazione costruttiva» lanciata da Silvio Berlusconi. Il Cavaliere da anni tenta di rilanciare l'idea di una nuova frontiera unitaria e sogna la costruzione di un grande partito repubblicano che possa completare e blindare il percorso del bipolarismo. Un'idea che darebbe sostanza politica all'obiettivo di legislatura della riforma presidenziale.

Il presidente di Forza Italia vede il partito unico come punto di arrivo finale di un percorso iniziato da tempo in cui le differenze tra i tre partiti principali si stanno smussando e il dialogo un tempo impossibile tra i partiti sovranisti e il Partito Popolare Europeo è diventato naturale. Il Cavaliere, però, sa bene che immaginare una rivoluzione di questo tipo nelle Regionali o nelle Europee del 2024 dove si vota con il proporzionale non è realistico.

La conferma che nell'immediata la strada sia poco percorribile arriva anche da Roberto Calderoli. «Credo poco a questa ipotesi. Della Federazione non saranno vent'anni che ne sento parlare, ma 4 o 5 sì e poi non si è tradotto in nulla di fatto. La Lega è la Lega e Forza Italia è Forza Italia ed è bene che così continui ad essere» dice il ministro per gli Affari regionali ad Agorà. «Le prossime elezioni sono le due Regionali in Lombardia e Lazio. Credo che la legge per i presidenti delle Regioni sia ottima. Spinge alla creazione di coalizioni e non verso partiti unici. Quelle successive saranno le europee dove c'è il proporzionale e ciascuno si presenta con il suo simbolo. Ritengo poco prevedibile un partito unico anche perché dalle diversità per me nascono ulteriori potenzialità».

Il Carroccio, insomma, resta freddo. Matteo Salvini in questa fase vuole tornare a sottolineare l'identità del suo partito e rilanciarne lo spirito autonomista. Per ragioni diverse l'idea non incontra il favore neppure di Fratelli d'Italia. In primo luogo perché la lunga traversata del deserto del partito di Giorgia Meloni nasce proprio dalla capacità di non diluire la propria identità in contenitori allargati. Ma soprattutto perché il partito della destra italiana punta ora a consolidare e allargare il consenso, lavorando in prospettiva sul rafforzamento dei rapporti tra i Conservatori e i Popolari, come ha spiegato Giovanbattista Fazzolari al Corriere della Sera: «Il partito unico non c'è, non è in campo. Abbiamo già un grande partito conservatore: Fdi. La grande intuizione è stata quella di non fare asse con i partiti antieuropeisti, ma di guidare i conservatori e oggi possiamo davvero fare un patto con il Ppe che spezzi la dannosa alleanza Ppe-Pse».

La replica era arrivata a stretto giro da Maurizio Gasparri: «Berlusconi come sempre propone un orizzonte unitario per il centrodestra. Alcuni rispondono dicendo che hanno già autonomamente creato questo modello. Ma nessuno è autosufficiente».

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