Il sindaco dem di Cervia non molla? Lo molla il Pd. Finisce con un doppio colpo di scena la vicenda che vede al centro il primo cittadino della città romagnola Mattia Missiroli, indagato dalla fine di dicembre per maltrattamenti e lesioni ai danni della moglie, dalla quale è in corso di separazione, con tanto di richiesta d’arresto della procura che, per due volte, è stata rigettata, a dicembre dal gip di Ravenna e lo scorso 16 gennaio dal tribunale della libertà di Bologna che ha respinto il ricorso del pm.
Proprio quest’ultimo episodio ha fatto cambiare idea a Missiroli, che alla vigilia di Natale aveva annunciato le dimissioni, poi formalizzate il 5 gennaio. Un passo indietro arrivato nonostante il Pd, anche per bocca del governatore dell’Emilia Romagna, il cervese Michele De Pascale, lo avesse difeso, invitando a «tenere distinti i piani» degli aspetti penali e di quelli politici. Poi, di fronte al mancato accoglimento della richiesta di custodia cautelare in carcere, Missiroli ha deciso di ritirare le proprie dimissioni, spiegando in un videomessaggio di essere stato vittima di «un attacco di inaudita violenza» e di una «gogna mediatica» e partendo al contrattacco, annunciando «116 querele per diffamazione».
Tutto a posto, dunque? Tutt’altro.
Perché a quel punto a cambiare rotta è stato il Pd. Che non ha preso affatto bene il «passo indietro dal passo indietro» del sindaco, tanto che i nove consiglieri comunali dem e i 5 assessori del partito nella giunta di Cervia si sono dimessi. Con un comunicato che accusa il primo cittadino di aver deciso in proprio il suo dietro-front, senza alcuna «valutazione condivisa». Ecco dunque la scelta «difficile, assunta con sofferenza» di mollare il sindaco e dimettersi, «affinché si possa aprire in tempi più rapidi un nuovo passaggio democratico e restituire ai cittadini la possibilità di esprimersi attraverso nuove elezioni». A benedire l’operazione anche il segretario regionale del partito, Luigi Tosiani, che saluta l’apertura di una «fase nuova».
A non essere felice è il decaduto suo malgrado Missiroli. Che, a caldo, ringhia sui social: «Se non fossi ritenuto più adatto a ricoprire la carica di sindaco, è ovvio che non sarei più idoneo a far parte di questa comunità». Insomma, se il Pd ha scelto di farmi lo sgambetto, ora deve espellermi, magari motivando la decisione. Poi l’ormai ex sindaco corregge un po’ il tiro e prende atto della decisione, «con dispiacere ma con rispetto». Tra piadine e saline resta un bel pasticcio per il partito di Elly Schlein, anche perché per il Pd ravennate Cervia è da sempre un centro nevralgico, che oltre al presidente della Regione ha espresso molti big locali dei dem. Che adesso, dopo aver defenestrato il sindaco che avevano appoggiato appena un anno e mezzo fa, si preparano a tornare al voto, con una «vicenda molto dolorosa» – come dice ancora Tosiani – che potrebbe trasformarsi in una clamorosa spaccatura.
Cervia potrebbe così diventare un caso di scuola, con un partito che invoca il garantismo ma che poi, per ragioni evidentemente politiche, e cedendo alle pressioni, fa cadere il proprio sindaco, che da parte sua rivendicava il diritto a restare in sella in assenza di misure cautelari.
Il tutto con un elettorato chiamato, adesso, a scegliere in un clima avvelenato. E con una variabile che il Pd non controlla: l’esito dell’inchiesta.