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Opzione sanatoria: Roccella al lavoro per i bimbi nati da coppie gay

Il ministro della Famiglia difendere il disegno di legge sulla maternità surrogata come reato universale e risponde alle critiche dei sindaci che hanno trascitto all'anagrafe bambini di coppie gay

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"Dovremo pensare una soluzione legale per i bambini nati fin qui". Eugenia Roccella lancia una proposta pensando a quando entrerà in vigore la nuova legge che renderà reato universale la maternità surrogata. Intervistata da Peter Gomez in occasione della puntata de La Confessione che andrà in onda domani sera (sul Nove) la ministra della Famiglia immagina "una sorta di sanatoria una volta che ci sarà la nuova legge per la perseguibilità dell'utero in affitto, anche per chi lo fa all'estero, visto che in Italia è già vietato per fortuna". Roccella ritiene sostanzialmente che "sia utile introdurre una soluzione legale che non sia un modo di aggirare le leggi per i bambini nati fin qui".

Tutto il ragionamento parte dal commento sulla vicenda di Padova dove la procura aveva impugnato 33 atti di nascita di bambini nati da coppie omogenitoriali. Roccella risponde ai dubbi posti dal direttore del sito del Fatto Quotidiano: "Io non entro nella decisione della procura, questa è una cosa fondamentale – ha premesso la ministra –. Il problema a cui bisognerà porre rimedio è stato creato da chi ha travalicato le proprio competenze. È stato creato dai sindaci che sapevano di fare una cosa che non era legittima". Tutto questo perché, argomenta l'esponente del governo Meloni, esiste "una procedura, che è l'adozione in casi particolari e che la Corte di Cassazione a dicembre ha ribadito ed è quella che va usata nel caso delle coppie omogenitoriali, per assicurare eventualmente il secondo genitore al bambino. E quella bisognava usare – ha ribadito – Quando i sindaci hanno fatto questo, lo hanno fatto consapevoli che ci poteva essere una procura che poteva impugnare questo procedimento".

Gomez, nell'anteprima filmata della trasmissione, cita al ministro un'intervista a un giudice della Cassazione che spiegava che in media in Italia, se si fa ricorso all'adozione, un bambino potrebbe attendere dai due ai quattro anni prima che venga riconosciuto dai tribunali. Per l'esponente di Fratellia "Italia la chiave sta nella differenza tra adozione e adozione in casi particolari. L'adozione in casi particolari, che è quella a cui si riferisce la Corte di Cassazione, è molto più veloce – sostiene Roccella –. È un'adozione che non richiede il certificato di idoneità, tutto il percorso che si fa quando si adotta un bambino che non ha genitori. E bisogna anche dire che da sempre questa procedura viene usata dalle coppie eterosessuali". Per avvalorare la propria tesi, la Roccella spiega la propria convinzione con un esempio: "Se io ho un figlio che non ha padre, o perché non l'ha riconosciuto o perché il padre è morto, e mi sposo, oppure semplicemente ho un altro compagno, e voglio che questo bambino sia riconosciuto dal compagno, se non ha un legame biologico, io faccio l’adozione in casi particolari e lo si fa da sempre. Quindi, paradossalmente, se si riconoscessero le trascrizioni automatiche, ci sarebbe paradossalmente una discriminazione nei confronti delle coppie eterosessuali".

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