Le indagini sulle manifestazioni che si sono svolte il 22 settembre 2025 in tutta Italia proseguono a ritmo incessante a fari spenti. Lo dimostra il decreto penale di condanna emesso per 39 antagonisti di Massa, che quel giorno hanno manifestato in Toscana per Gaza e per la Flotilla. In quel caso la manifestazione si svolse al porto di Carrara, bloccandolo. Viene loro contestato di aver bloccato la libera circolazione per circa 7 ore e di averlo fatto in gruppo: la pena comminata sono stati 1800 euro di ammenda ciascuno invece di 3 mesi di carcere. Il decreto penale di condanna è un provvedimento emesso “inaudita altera parte”, ovvero senza che ci sia stato un processo o un confronto tra le parti davanti a un giudice. Le parti hanno 15 giorni di tempo per presentare opposizione: se non si interviene, il decreto diventa esecutivo e assume valore di sentenza irrevocabile.
L'annuncio
A dare l’annuncio è stato il sindacato Usb, che rivendica che “nonostante la campagna di diffamazione e boicottaggio messa in campo dal governo e da sindacati ambigui, quello del 22 settembre è stato il più grande sciopero generale da decenni a oggi”. Nicola Del Vecchio, segretario generale della Cgil Massa Carrara, sostiene che “siamo nuovamente di fronte a quello che molti giuristi chiamano il diritto penale del dissenso sociale”. E ancora, ha aggiunto che “un diritto che colpisce forme di resistenza passiva attuate pacificamente e senza uso di strumenti atti ad offendere. Di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo confrontarsi con tali provvedimenti, rivolti a chi in quei giorni si batteva per la pace, è qualcosa di inaccettabile”.
La sinistra e il "rischio repressione"
Anche Sinistra Italiana si è unita al coro di dissenso, dicendosi “solidali con tutti i manifestanti colpiti dai decreti di condanna, a partire dal nostro segretario di Carrara, Carlo Perazzo, attivo da sempre nel movimento contro il genocidio a Gaza”. Ovviamente non sono mancate le invettive d’area antagonista, che al contrario dei sindacati e dei partiti hanno chiamato di nuovo l’azione: “Dinanzi all'organicità dell'attacco che stiamo subendo, dobbiamo rispondere collettivamente altrimenti saremo condannati alla sconfitta. Abbracciamo forte i/le destinatarie di queste nuove misure: il 22 settembre c'eravamo tutti e tutto”.
Accusano il governo di attuare “repressione da Stato di polizia”, una posizione simile a quella dei Carc regionali, i quali sostengono che i decreti consegnati siano “la risposta repressiva del Governo Meloni al movimento ‘Blocchiamo tutto’, che nello scorso autunno ha raccolto la spinta e l’aspirazione di
milioni di persone in tutto il paese a mobilitarsi contro il genocidio, la guerra, il riarmo sulla pelle dei lavoratori e il vile asservimento del nostro Governo ai macellai sionisti e ai guerrafondai Usa”