Professori con la coda tra le gambe: "Matteo ascolta la nostra proposta"

Zagrebelsky e Rodotà fanno un passo indietro: "Forse l'appello è stato tranchant". Ma il piglio autoritario non cambia

Professori con la coda tra le gambe: "Matteo ascolta la nostra proposta"

I Professoroni adesso abbassano i toni. Dopo aver sbattuto il muso contro la sicurezza imperturbabile di Matteo Renzi e del suo fidato ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, eccoli fare un passo indietro e ammettere che l'appello contro "la svolta autoritaria del governo" è stato un tantino forzato. Forse. Perché non si tratta di un vero e proprio me a culpa, ma solo una strategia più dolce per farsi sentire dal capo del governo prima che il ddl costituzionale venga approvato da entrambe le Camere. "Forse l'appello è stato tranchant, ma quali strumenti vede oltre l'appello? Il problema è che l'unico modo di mettersi in gioco, per Renzi, sembra essere quello di dire sì a Renzi". Sono queste le parole del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky che, in una intervista alla Stampa, torna a chiedere a Renzi di aprire un tavolo sulle riforme.

Baroni universitari, economisti, accademici. Da sempre sono i guru della sinistra chic. A Renzi va dato il merito di aver rotto questo sodalizio che va avanti da decenni e che per decenni non ha fatto altro che bloccare le riforme in una scellerata difesa dello status quo. Davanti all'ennesima petizione di Libertà e giustizia, l'associazione dei vari Rodotà, Zagrebelsky, Settis che da anni raccoglie firme e appelli e che, a questo giro, si schiera in difesa del vecchio Senato, il premier ha preferito non scendere a compromessi. Almeno per ora ha tenuto botta. Una linea condivisa da gran parte del governo. "In questi trent'anni - ha fatto notare anche la Boschi - le continue prese di posizione dei professori hanno bloccato un processo di riforma non più rinviabile". D'altra parte lo stesso Renzi ci ha tenuto a ricordare che, in qualità di presidente del Consiglio, ha "giurato sulla Costituzione, non sui professoroni". Un termine dispregiativo, "professoroni", più di casa nel centrodestra che nel Pd. "È una parola di scherno - spiega Zagrebelsky - ci gonfiano per poterci umiliare e cantare vittoria". Perché, di essere un professore, il costituzionalista si vanta ecconome: "Il mio habitat è l'Università, a contatto con gli studenti. Varie volte mi sono state offerte candidature. Ho sempre rifiutato perché la politica non fa per me". Eppure non ha mai disdegnato di intralciare quella politica buona che, su mandato popolare, ha provato a cambiare il Paese.

Nelle parole di Zagrebelsky si nasconde un disprezzo atavico per i politici. Non è, infatti, un caso se Silvio Berlusconi ha sempre diffidato dal mondo accademico. Una disillusione ricambiata sempre con violenta ostilità. Peccato che, a conti fatti, il Cavaliere abbia sempre avuto ragione. "Lo abbiamo visto quanto sono bravi i professori della Bocconi... Guardi Monti quanto è bravo, ha rovinato l'Italia", aveva risposto il leader di Forza Italia battibeccando con un docente in televisione. "L'unico potere, per quelli come me e Rodotà - chiosa il costituzionalista - è dire ciò che si pensa...". Salvo poi rimanere convinto che la minoranza illuminata debba comunque avere la meglio sulla maggioranza del Paese. "Renzi l'ho incontrato due volte, non recentemente - conclude - non avrei immaginato la vena di una certa presunzione che mi pare emerga ora e si manifesta con battute e frasi fatte al posto di argomenti. La presunzione consiste nella chiusura a ogni discussione, un atteggiamento che presuppone il possesso del criterio del bene e del male". Il "professorone", sotto sotto, spera ancora in un incontro col premier. Come lo spera anche il giurista Stefano Rodotà che, in un intervento su Repubblica, torna a chiedere un confronto sulle riforme: "Chi sinceramente vuole una Costituzione all'altezza dei tempi, e delle nuove domande dei cittadini, non deve cercare consensi con appelli populisti". Anche davanti alla resa, però, il piglio resta sempre quello autoritario dei "professoroni" che da trent'anni fanno il male del Paese.

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