Quagliariello e Lorenzin si dimettono ma dicono addio a Forza Italia

I due ministri presentano le dimissioni ma lasciano Forza Italia. Cicchitto: "Partito di moderati, non di estremisti"

Quagliariello e Lorenzin si dimettono ma dicono addio a Forza Italia

Nel giorno del 77esimo compleanno di Silvio Berlusconi, all'interno del Pdl si registra una sorta di crisi di coscienza. Sarà un sussulto di responsabilità o l'ennesimo scontro con i falchi o ancora il bisogno di mantenere la cadrega, ma la sostanza è che ci sono evidenti malumori all'interno del centrodestra. "Questo è il momento in cui dobbiamo dimostrare tutto quello che diciamo da anni, e cioè che siamo un partito vero, un partito unito che si riconosce senza distinzioni su alcuni valori essenziali e una comune visione della società". Il monito del coordinatore del Pdl Sandro Bondi si scontra con le posizioni di alcuni esponenti del centrodestra, nonché ministri.

Come Gaetano Quagliariello che, commentando la scelta delle dimissioni da parlamentare, ha parlato di un "fallo di reazione", aggiungendo che "non ho aderito perché penso che una persona che fa politica deve avere l'inclinazione al compromesso". Quanto alle dimissioni da ministro? "Non ho fatto in tempo, quando rientro". Tuttavia, ha precisato il ministro per le riforme, "se Forza Italia è questa, io non aderirò. Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prenderò atto e mi dedicherò, magari, a creare il Napoli Club del Salario. Mi auguro che nell’alveo del pensiero politico definito berlusconismo possa nascere una posizione anche organizzativa diversa da quella espressa ieri ad Arcore".

Anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato che, sebbene abbia presentato le dimissioni "per coerenza politica nei confronti di chi mi ha indicato come ministro di questo Governo", "continuerò a esprimere le mie idee e i miei principi nel campo del centrodestra, ma non in questa Forza Italia, ho vissuto questi mesi con spirito di servizio, consapevole dell’eccezionalità del momento storico che sta attraversando il mio Paese. Grata a Berlusconi di avermi scelto come ministro, sono orgogliosa di quello che il governo Letta ha fatto nonostante le grandi differenze che contraddistinguono i suoi componenti. Rivendico il ruolo centrale che i ministri del Pdl hanno giocato nelle scelte di politica economica e sociale nell’interesse degli italiani". Silvio Berlusconi "è un perseguitato, non giustifico né condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore, tentano di distruggere tutto quello che Berlusconi ha costruito e rappresentato".

"Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per il bene del Paese essendo alternativi alla sinistra e rifiutando gli estremisti. Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia", ha dichiarato Maurizio Lupi il giorno dopo le sue dimissioni da ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Pure il fondatore di Forza Italia, Giuliano Urbani, sulle colonne del Messaggero, ha espresso critiche nei confronti della rinascita di Forza Italia: "Nel ’94 il movimento era nato per unire gli italiani stanchi di urla e battaglie inconcludenti. Ora, invece, la nuova Forza Italia aggiunge una divisione alle divisioni già esistenti. Se escono vivi dalla crisi, l’unica strada è riprendere immediatamente il dialogo sulle regole. Berlusconi ha perso di vista i valori fondanti di quello che fu il partito. Doveva insistere per ottenere la separazione delle carriere dei magistrati. La terzietà del giudice è un principio fondamentale".

Sulla stessa linea Fabrizio Cicchitto, secondo il quale "Berlusconi avrebbe bisogno di un partito serio, radicato sul territorio, democratico nella sua vita interna, un partito di massa, dei moderati, dei garantisti, dei riformisti e non un partito di alcuni estremisti che nelle occasioni cruciali parlano con un linguaggio di estrema destra dall’inaccettabile tonalità anche nel confronto con gli avversari politici che non dobbiamo imitare nelle loro espressioni peggiori".

"Grave voltare le spalle al Paese. L’Italia è in difficoltà, non merita una irresponsabile crisi al buio. Necessari serietà e impegno leali": così in una nota l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini. Intanto si terrà domani alle 17, presso la Sala della Regina della Camera, l’assemblea congiunta dei gruppi Pdl a cui prenderà parte anche Silvio Berlusconi. L’incontro servirà a fare il punto della situazione dopo la decisione del Cavaliere di staccare la spina al governo Letta.

In serata anche Osvaldo Napoli ha sottolineato, seguendo la linea tracciata da Alfano, che "Forza Italia deve sedere al tavolo della grande famiglia dei Popolari europei" e per farlo devono stare "rigorosamente fuori tutti gli estremismi e i populismi, come è giusto che sia per chi vuole interpretare la tradizione migliore dell’Europa liberal-democratica". Il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, con Berlusconi ma senza "strappi estremi ed estranei alla cultura" degli elettori del Pdl.