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Referendum, l’opuscolo che rilancia il Sì: "Ecco le fake news sulla riforma"

Ma quale “pericolo per la democrazia”: in rete spunta il volantino della minoranza slovena in Italia che smaschera le bufale di queste settimane

Referendum, l’opuscolo che rilancia il Sì: "Ecco le fake news sulla riforma"
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C’è chi parla di “pericolo per la democrazia”, chi agita lo spettro di giudici sotto controllo politico e chi, più semplicemente, prova a fermare una riforma attesa da anni. Questa volta la risposta a chi arriva diretta, senza giri di parole: “Sono tutte fake news”. È questo il cuore del volantino sloveno che in queste ore circola nelle aree di confine, una vera e propria controffensiva comunicativa rivolta alle tesi sostenute da coloro che sono schierati contro il referendum sulla giustizia.

Il testo non usa mezzi termini. Punto per punto, vengono smontate quelle che vengono definite “menzogne” sulla riforma. L’accusa più ricorrente? Che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri sarebbe un rischio per la democrazia. Risposta secca: falso. In mezza Europa – Germania, Spagna, Portogallo – questo modello è già realtà, senza che nessuno abbia mai gridato al golpe istituzionale.

Altro cavallo di battaglia del fronte del “no”: i pm diventerebbero subordinati al governo, mentre i giudici perderebbero indipendenza. Anche qui, la replica è netta: l’autonomia resta garantita dalla Costituzione, e la riforma non altera l’equilibrio dei poteri. Insomma, secondo i promotori del “sì”, più che critiche giuridiche siamo di fronte a una campagna ideologica. Ma il volantino non si limita a difendersi: rilancia. La riforma viene descritta come un passaggio epocale, capace di cambiare radicalmente il sistema giudiziario, rendendolo finalmente “imparziale e libero da influenze”.

Il bersaglio è uno in particolare: il sistema delle correnti interne alla magistratura, accusato di aver trasformato gli organi di autogoverno in centri di potere. La soluzione? Separazione delle carriere, doppio Csm (uno per giudici e uno per pm) e introduzione di meccanismi di sorteggio per spezzare le logiche di appartenenza. Una rivoluzione che punta a scardinare equilibri consolidati.

Il cuore della campagna è semplice: più distanza tra chi accusa e chi giudica significa più garanzie per il cittadino. Secondo i sostenitori del “sì”, un giudice separato dal pubblico ministero è più terzo, più equidistante tra accusa e difesa. E un pm specializzato è anche più efficace nelle indagini.

A questo si aggiunge un altro tema sensibile: la responsabilità dei magistrati. Con un tribunale disciplinare dedicato, l’idea è quella di rafforzare controlli. Con buona pace di chi continua a diffondere bufale senza sosta.

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