Certo il linguaggio politico a Torino, città del conte di Cavour che vide nascere il primo consiglio comunale e il primo parlamento d'Italia, un tempo era più forbito. D'accordo, qui si tratta "solo" del Consiglio della settima Circoscrizione, ma l'ultima seduta è stata segnata da clima teso e rottura istituzionale tra maggioranza e opposizione. E anche da termini piuttosto scurrili per un'assemblea istituzionale, per quanto di quartiere.
Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha abbandonato l’aula in segno di protesta, rifiutandosi di partecipare alla votazione dell’ultimo atto all’ordine del giorno, a seguito "delle gravi affermazioni del presidente della Circoscrizione", Luca Deri, del Pd.
Durante il dibattito consiliare, il presidente ha rivolto un duro attacco all’operato della Regione, definendo l’attività legislativa regionale che punta al contrasto dell'abusivismo del mercatino del libero scambio (noto come suk") fatta "ad minchiam". "Un’espressione colorita e irriguardosa che ha immediatamente suscitato la nostra reazione", dicono i consiglieri di Fratelli d’Italia". Nonostante la richiesta esplicita della Capogruppo Patrizia Alessi di porgere scuse formali per il linguaggio volgare e per la mancanza di rispetto istituzionale nei confronti dell'Ente Regione, il Presidente ha confermato la propria linea, rifiutando di scusarsi.
“Non possiamo accettare che le istituzioni vengano svilite da un linguaggio simile.