Renzi sempre più capopopolo «Alle urne asfaltiamo tutti»

RomaCresce l'ansia nel Pd, mentre si avvicina il voto fatidico sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Un voto cui il premier Enrico Letta spera ancora che non si debba arrivare: «Vedrete, il Cavaliere ci stupirà un'altra volta e si sottrarrà alla conta, dimettendosi», assicurano i suoi.
Ma nel frattempo, al Nazareno e a Palazzo Madama si studiano le possibili contromosse per non finire a testa in giù nel trappolone che Grillo, come un redivivo Bossi dei tempi andati, potrebbe tendere. L'invettiva lanciata ieri dal guru dei 5 Stelle suonava proprio come una profezia che spera di autoavverarsi, con quella accusa tonante: «Il Pd ha fucilato Prodi dietro una tendina e sono pronti a ripetere per salvare il loro caro leader Berlusconi». Così, raccontava ieri la Repubblica, i senatori del Pd potrebbero essere obbligati ad una serie di umilianti acrobazie per rendere palese il loro voto segreto, e allontanare il sospetto di connivenza con il Giaguaro: votare tutti con un solo dito, «l'indice» precisa Miguel Gotor, e farsi fotografare per poter presentare («attraverso i social network», ovviamente) le prove della propria intransigenza anti-Berlusconi. D'altronde lo si fece anche alla Camera, quando si trattò di votare per l'autorizzazione all'arresto di Alfonso Papa. Il dibattito sulla modifica del regolamento del Senato, che consente il voto segreto, impazza inutilmente, visto che tutti sanno che i tempi e le maggioranze richieste per l'operazione sarebbero proibitive. «Dovremmo fregare quei fessi dei grillini dicendo sì alla modifica del regolamento - scherza un esponente Pd - così il voto su Berlusconi lo facciamo tra un annetto e nel frattempo il governo Letta è blindato».
Anche Matteo Renzi, ieri, ha detto la sua sulla vicenda: «L'ipotesi di salvare Berlusconi non esiste, neanche se ci fosse una differenziazione, se qualcuno facesse il furbo», ha assicurato. E in ogni caso, tanta agitazione è superflua: «Sarà comunque interdetto dai pubblici uffici, se non è tra una settimana è tra un mese». E ha escluso rischi di crisi: «Credo che nel Pdl prevalga la linea di stare al governo».
Renzi parlava a Milano, alla festa del Pd, e davanti ad una platea traboccante nonostante la pioggia a dirotto: «Piove, governo largo», esordisce. Il sindaco di Firenze è pronto ad accelerare la battaglia congressuale, forzando l'ostruzionismo di Epifani e degli altri big. E i dati drammatici sul calo degli iscritti sono vento nelle sue vele. Dagli 800mila tesserati del Pd di Veltroni si è passati ai 500mila del 2012, e quest'anno si è fermi ad appena 250mila: «Un calo drammatico - denunciano i renziani Bonaccorsi ed Ermini - chiediamo di convocare subito primarie aperte». E Renzi avverte: «Per pensionare le larghe intese serve una legge elettorale degna di questo nome». Poi, promette, «andiamo ad elezioni e asfaltiamo il Pdl».