Renzi sindaco-globetrotter per darsi arie da statista

Merkel, Netanyahu, Blair, Clinton: l'agenda internazionale del primo cittadino di Firenze somiglia più a quella di un premier. Così cerca appoggi alla sua scalata

Renzi sindaco-globetrotter per darsi arie da statista

A Berlino da Angela Merkel, a Gerusalemme dal primo ministro Benjamin Netanyahu, a colazione con l'ex premier britannico Tony Blair, a colloquio con il laburista David Miliband, a Washington da Barack Obama, a Parigi per vedere i vertici del Parti Socialiste di François Hollande (si è parlato anche di un incontro con il presidente stesso) e poi a Londra, tappe ancora in sospeso. Per essere un sindaco di una media città italiana, l'agenda internazionale di Matteo Renzi somiglia più a quella di un ministro, quasi di un primo ministro. Dietro c'è un lungo lavoro di accreditamento in quegli ambienti, favorito anche da qualche colpo di fortuna. Come la nomina, all'ambasciata Usa di Roma, di John Phillips, due mesi fa, salutata con grande soddisfazione dal sindaco, che lo conosce personalmente: «Phillips conosce bene il nostro Paese e la Toscana, dove ha una tenuta nel senese. Anche a Firenze è venuto spesso e ama l'arte e la cultura della nostra città». Un ambasciatore amico, si dice anche estimatore di Renzi, non guasta affatto nella corsa renziana alla leadership nazionale.

Il tramite, anche qui, è il costruttore Marco Carrai, cugino dell'ex presidente della Compagnia delle opere in Toscana, lobbista con buone entrature a Washington. Non solo con Phillips, ma anche con Micheal Ledeen, intellettuale conservatore membro della Foundation for Defense of Democracies di Washington. Attivo sulla sponda liberal americana è un altro consigliere di Renzi, l'ex assessore Giuliano Da Empoli, in buoni rapporti con Matt Browne, del Center for American Progress del clintoniano John Podesta, mentre Bill Clinton in persona è stato invitato a Firenze da Renzi. L'ambasciata Usa, come raccontano i cablo Wikileaks, monitora costantemente i papabili leader italiani e trasmette le valutazioni a Washington. Su Renzi (amico di Kerry Kennedy, figlia di Bob) il sentiment Usa sembra buono, già con David H. Thorne, ex ambasciatore che in una intervista del 2011 disse «mi sembra molto interessante il caso di Matteo Renzi, uno che capisce bene i nuovi mezzi di comunicazione. Certo, non so se avrà l'opportunità di avere ruoli più importanti...». Il rapporto con Barack Obama, al di là della mitologia renziana (gasato dall'americano Time che nel 2009 si domandò se potesse essere lui l'«Obama italiano»), si riduce ad una stretta di mano di qualche frazione di secondo, in mezzo a dozzine di altri mayor (sindaci), durante una visita alla Casa Bianca nel 2010. Quando venne fuori, durante le primarie, che Renzi si era spostato non solo in camper ma anche in jet privato (tremila euro a volo), il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti evocò misteriosi finanziatori da Usa e Israele. In Israele Renzi ci è stato l'anno scorso, in missione diplomatica dal premier Netanyahu e poi dal suo omologo, il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, mentre israeliano (Tel Aviv) è il consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, deputato, consulente della McKinsey. «Su Israele e Palestina Renzi dice cose che neanche tutte le destre messe insieme...», si fece scappare il segretario Pier Luigi Bersani. E in effetti la comunità ebraica italiana non ebbe dubbi tra lui e Renzi, alle primarie 2012. Quanto basta per scatenare, sul web, molti siti complottisti che fantasticano su «la lobby sionista dietro Renzi».

Tornando sul pianeta terra, recente è il viaggio di Renzi a Berlino, su invito della cancelliera tedesca Angela Merkel, una voce che conta molto sulle cose italiane. «Ho un rapporto molto buono con il premier Letta, che ho avvertito dell'incontro con Renzi - spiegò la Merkel -, ho voluto incontrare Renzi perché ho letto una sua intervista e l'ho trovata molto interessante». Contorsioni di pancia nel Pd, che ha visto nel viaggio a Berlino di Renzi l'ennesimo tassello della sua scalata a Palazzo Chigi (ai danni di Letta). Di qui l'interruzione del tour europeo di Renzi, che doveva toccare Londra e Parigi. «Non continuerò questo tour, mi sono stancato del fuoco di sbarramento su ogni cosa che faccio», disse Renzi. Convinto che il tour è solo rimandato a quando sarà premier.
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