Due nomi assai noti a chi, nelle forze di polizia e nei servizi di intelligence, tiene sotto osservazione la piccola e pericolosa galassia dell'anarco-insurrezionalismo. Quando negli apparati di sicurezza ieri è stata resa nota, ben prima di arrivare ai mass media, l'identità dei due bombaroli morti nell'esplosione della cascina romana nel Parco degli Acquedotti, la rivelazione non ha stupito nessuno. Perché Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone erano due tra gli estremisti seguiti in questi anni con maggiore attenzione da investigatori e 007, nella convinzione - rivelatasi drammaticamente esatta - che fossero tra i più inclini a un'escalation sempre più violenta della lotta contro lo Stato. Mercogliano e Ardizzone erano titolari di fascicoli da decine di megabyte negli uffici antiterrorismo di tutta Italia. E ora in quegli uffici si torna a scavare ora, per verificare se e quali appoggi i due possano avere avuto nella preparazione della loro ultima impresa.
Il curriculum dei due li collega direttamente alla Fai, la Federazione anarchica informale e internazionale, il gruppo magmatico che da anni è considerato responsabile di una serie di attentati minori in diverse parti d'Italia ma che ha nella sua storia anche iniziative di violenza estrema, come l'attacco dinamitardo del 2006 alla caserma degli allievi carabinieri di Fossano che aveva come obiettivo, mancato per un soffio, seminare la morte tra ragazzi colpevoli solo di voler indossare la divisa dell'Arma. Per quell'attentato è stato condannato Alfredo Cospito, diventato con la sua lunga battaglia contro il carcere duro, il simbolo del movimento anarco-insurrezionalista. E alla cui vicenda viene collegato ieri l'attentato in preparazione da parte dei due militanti uccisi dallo scoppio, anche in assenza nella cascina di indizi concreti sull'obiettivo dell'attentato.
La decisione di alzare il livello dello scontro, secondo gli analisti, non può essere collegata a nessuno degli altri fronti aperti in questo momento in Italia. Non certo lo scontro referendario, che per gente come Mercogliano e Ardizzone riguarda irrilevanti divisioni interne alla «giustizia borghese», e neanche gli scenari di guerra aperti in Iran e Medioriente. In questo la galassia Fai si distingue profondamente dal cosiddetto fronte antagonista, che ha fatto degli scontri di piazza in nome della solidarietà ai palestinesi una prassi costante. A separare la gli anarco-insurrezionalisti dai black bloc e dall'universo dei centri sociali, non è solo una profonda divisione ideologica - tra radici marxiste-leniniste da una parte e estremismo libertario dall'altro - ma anche una scelta diversa degli strumenti di lotta. Così mentre realtà come Askatasuna lo scontro è quasi una filosofia di vita, la Fai ha come bandiera la cosiddetta «azione diretta»: singoli attacchi su obiettivi mirati, possibilmente ad alto valore simbolico. E anche il progetto dei due militanti morti nella cascina aveva sicuramente un obiettivo di questo tipo. Legato, secondo le valutazioni più immediate, alla vicenda di Cospito, e alla scadenza fissata per maggio, quando il tribunale di sorveglianza dovrà valutare la proroga del 41bis a carico dell'anarchico condannato.
A venire valutato con attenzione in queste ore è anche il salto di qualità che i militanti della Fai avevano deciso di compiere anche dal punto di vista tecnico. Gli attentati più recenti sono stati realizzati con inneschi di facile reperibilità e governabilità, utilizzando diavolina e polvere pirica, quasi sempre prelevata da petardi e fuochi artificiali. L'impiego del diserbante, deciso da Mercogliano e Ardizzone per dare vita all'ordigno ha - come si è visto - notevoli difficoltà di controllo, ma può garantire risultati ben più catastrofici.
Da ieri, il movimento anarco-insurrezionalista ha i suoi martiri, anche se vittime solo di se stessi.
Si tratta di un movimento numericamente esiguo, forte soprattutto tra Lazio e Umbria, ma diffuso in buona parte d'Italia: e che ha la sua pericolosità proprio nella scelta dell'azione diretta, del gesto singolo. Che a differenza dello scontro di piazza non ha bisogno di grandi masse per arrivare al risultato.