Schifezze d'uomini

Confessa il mostro che ha sgozzato moglie e bimbi. Arrestato dopo tre anni l'uomo che uccise Yara. Siamo incapaci di comprendere, non ci resta che piangere

Schifezze d'uomini
Carlo Lissi e Giuseppe Bossetti

Ditemi che non è vero, che è il canovaccio di una storiaccia destinata a diventare un film dell'orrore, un incubo provocato da un farmaco con effetti allucinanti. Insomma, ditemi che sto delirando. Non può essere vero che un uomo perbenino, dottore commercialista, coniugato con una brava e gradevole signora, padre di una bimba di 5 anni e di un bimbo di 20 mesi possa una sera di giugno sterminare la famiglia - a coltellate nella gola - con la stessa calma lucida con la quale era abituato a evadere le pratiche di ufficio: un timbro, un visto, una verifica e via, fatta anche questa.

Il dottore, sbrigata la fastidiosa incombenza, lo sterminio dei suoi cari (cari un corno), si fa una bella e ristoratrice doccia, si veste con cura e si reca al bar per assistere con gli amici alla partita - sabato sera - tra l'Italia e l'Inghilterra. Si siede come tutti gli altri avventori davanti allo schermo, sorride eccitato dagli eventi calcistici, esulta al gol di Marchisio, si rammarica del pareggio dei britannici, sacramenta perché Candreva prende un palo, infine festeggia per il punto segnato da Balotelli che sancisce la vittoria degli azzurri. Massì, ci sta anche un brindisi con i compagnucci allorché l'arbitro fischia la fine dell'incontro.
Poi che fa, costui? Rientra a casa, dove giacciono cadaveri la sposa e i piccoli eredi, e avverte i carabinieri che qualcuno ha massacrato - chissà perché - i suoi tre amori. Quel qualcuno è lui stesso. Ma chi è lui? Una schifezza di uomo. Un essere ripugnante. Un individuo che non credevamo potesse esistere e vivere nel consorzio civile senza destare il sospetto d'incarnare il malvagio. Giuro. È impossibile capire, trovare spiegazioni. Di attenuanti non se ne parla neanche. Siamo di fronte a un fatto che raggela, inspiegabile. Lui era il classico travet, laureato ma travet, pure bravo, si dice. La moglie una donna di una volta, chiesa, casa, figli. Un nucleo normalmente definito felice e senza problemi. Con tanto di villetta (a Motta Visconti, provincia quieta e rassicurante) e giardino dove, nella buona stagione, cenare all'aperto tra le grida gaie dei fanciulli e l'abbaiare dei cani.

Ma una sera, una notte di giugno, il dottor Carlo Lissi ha il cervello in tilt e dissimula la propria alterazione. Fa l'amore con la consorte. Poi va in cucina. Estrae un coltello dal cassetto e comincia a menare fendenti. La donna, Maria Cristina Omes, 38 anni (sette più del marito) ma ancora assai piacente, sbarra gli occhi, grida. I vicini odono le invocazioni di aiuto, ma le scambiano per manifestazioni di giubilo per le prestazioni esaltanti della squadra di Prandelli, l'Italia. Cosicché l'assassino procede: finisce con la lama la sposa, quindi si reca al piano superiore e taglia la gola alla femminuccia e al maschietto, sangue del suo sangue.
Non riesco a immaginare la scena. E non posso immaginare che lui, il padre, proceda a compiere la strage senza un attimo di esitazione. Siamo tutti brutti e cattivi, ma così no, fino a questo punto non si può arrivare. Carlo Lissi ci è arrivato con spirito glaciale.

Eseguita la mattanza, egli si riveste - non senza essersi ripulito - e si trasferisce al bar per gustarsi l'incontro calcistico mondiale da poco iniziato. Ma qui di mondiale c'è solo il suo cinismo indigeribile perfino a noi, cronisti senza illusioni, avvezzi alle peggiori malefatte. Il resto non lo vogliamo neppure raccontare nei dettagli. L'omicida tenta pateticamente di negare. Ha simulato una rapina, aprendo una cassaforte vuota. Infine crolla e confessa. Dice sconvolto: datemi il massimo della pena. La pena è nostra. Non c'è nulla di più impressionante di ciò che non capisci e non giustifichi. Dov'è il senso di questa squallida tragedia? Ci sfugge, come a Lissi è sfuggito il senno. Dicono che fosse innamorato di un'altra donna, che peraltro lo respingeva. Può bastare un rifiuto a scatenare una follia simile, tanto devastante?
Siamo incapaci di intendere e di comprendere. Ci rassegniamo a constatare che vi sono schifezze di uomini. E Carlo Lissi non è l'unica schifezza. Mentre scriviamo con dolore queste note, apprendiamo che è stato arrestato l'assassino di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate (Bergamo) uccisa in un prato alcuni anni fa. È un tizio sposato con tre figli. Un'altra schifezza di uomo. Non sappiamo dire di più. C'è poco da commentare, lasciateci piangere. E così sia.

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