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La Schlein parla di tutto in direzione. Non di chi sarà il capo dell’alleanza

La relazione di 55 minuti della segretaria. Attacco a Meloni: "Come finirà la legislatura?"

La Schlein parla di tutto in direzione. Non di chi sarà il capo dell’alleanza
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Cinquantacinque minuti di relazione senza mai citare uno dei principi fondanti del Pd: le primarie. Elly Schlein liquida in maniera ecumenica l'agenda del campo largo che porterà alla scelta del leadership: «Continueremo a metterci al servizio di questa prospettiva con uno spirito testardamente unitario. Sono ottimista, perché i risultati parlano». E le primarie? Sparite, meglio non parlarne. È il giorno in cui vengono definitivamente congelate e chissà quando verranno tirate fuori dal freezer.

Elly si mostra rilassata e ormai determinata che bisognerà fare i conti con la sua leadership: «Ieri è stata una domenica speciale, Orbán ha perso, Sinner ha vinto e abbiamo vinto alle provinciali di Lodi». Parte subito con una frecciata a Giorgia Meloni e non sarà l'ultima: «Il tempo delle destre nazionaliste è finito, con Orbán ha perso Trump, ha perso Vance. Meloni non ha più alibi. Dopo il referendum Costituzionale in Italia arriva un altro segnale chiaro».

Il referendum è stata «la più grande mobilitazione democratica dai tempi dell'acqua pubblica: il no ha prevalso tra gli under 35 e gli over 60, dobbiamo riflettere. La società civile si è rianimata e riappassionata e i risultati si vedono». Detto questo, la segretaria del Pd ritiene che «non ci sia nessun automatismo tra ciò che è successo al referendum e ciò che succederà alle prossime politiche».

Gli step, dunque. Prima il programma da scrivere con gli alleati: «Sono certa troveremo l'accordo, non partiamo da zero. Ho già dato disponibilità ad Avs per condividere insieme il percorso e farlo non da soli ma coinvolgendo anche chi ha già dato dimostrazione di attaccamento alla Costituzione, in modo da passare dalla sua difesa alla sua attuazione». Viene fatto notare che l'altro assente nella relazione della segretaria del Pd è Giuseppe Conte, leader del M5S e vero rivale in caso di primarie.

Elly ci crede, dunque, e alterna riferimenti alla politica estera come «il no al gas di Putin» alla chiamata alle armi in caso di voto anticipato: «Non sappiamo nemmeno quando ci saranno le elezioni politiche, ma la nostra responsabilità è quella di farci trovare pronti a qualunque scenario e in qualsiasi momento».

Il tutto senza perdere di vista il vero obiettivo: attaccare Meloni. Un tentativo utile a polarizzare il confronto. Da qui l'affondo: «Al governo manca una visione, non credo che riusciranno ad arrivare fino in fondo alla legislatura. L'altro giorno la presidente del consiglio è arrivata in Aula senza una visione per il Paese, senza autocritica e senza un'idea per il rilancio dell'azione di governo». E ancora: «Di sicuro il record di questo governo è quello di non aver fatto nulla».

Su queste note scivola via una direzione nella quale «Elly» prova a caricare i suoi evitando la parola tabù: primarie. A questo punto resta da capire se sarà davvero lei la candidata del centrosinistra. In tanti - a taccuini chiusi - continuano a nutrire diversi dubbi.

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