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"Sistema coloniale". Ecco la folle teoria sulle candidature degli stranieri nei partiti italiani

Capovolgendo la realtà, gli stranieri candidati in Italia vengono equiparati a soggetti vittime di colonizzatori benché sia stata una loro scelta trasferirsi in un Paese diverso

"Sistema coloniale". Ecco la folle teoria sulle candidature degli stranieri nei partiti italiani
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Il Partito democratico sembra credere tanto nel “blocco musulmano” per le prossime elezioni e per il futuro, tanto che esiste, all’interno del partito, una struttura organizzata, che comprende già numerosi eletti da quando Elly Schlein è diventata segretario, che potrebbe ulteriormente ampliarsi alle prossime elezioni. A Venezia, d’altronde, tra le varie circoscrizioni, sono numerosi i candidati ed è statisticamente probabile che qualcun altro venga eletto.

Ma l’ala più radicale della seconda generazione sembra non gradire questa “istituzionalizzazione” dei nuovi italiani, qualunque schieramento questi scelgano, considerando che anche la Lega, anche se con polemica, ha candidato due esponenti a Vigevano. “Il dibattito pubblico continua a spostarsi su simboli: velo, lingua, religione. Ma il punto non è lì. Quando la critica politica diventa attacco identitario, c’è un problema. Allo stesso tempo, però, c’è una contraddizione reale: persone con background migratorio dentro partiti che fanno dell’anti-immigrazione una bandiera”, si legge in un comunicato. Sostengono che criticare i volantini in arabo e i simboli religiosi sia “delegittimazione identitaria” e non “critica politica” e che, citando Franz Fanon psichiatra e filosofo del XX secolo, “nei sistemi coloniali il dominato può interiorizzare le logiche del dominatore. Non è un’accusa alle persone. È una critica al sistema. Significa che le scelte non avvengono nel vuoto, ma dentro rapporti di potere, gerarchie e spazi limitati. La vera domanda è: chi ha davvero la possibilità di rappresentarsi in modo libero?”.

È proprio qui che la narrazione del "nuovo Fanon" si scontra con la realtà dei fatti: l'Italia non è una potenza occupante e i nuovi cittadini non sono sudditi sotto assedio. Chi oggi solleva dubbi non agisce come un colonizzatore, ma come un cittadino che, nel proprio legittimo Paese, contesta un cambiamento forzato della cultura politica e delle basi sociali. Il parallelismo con il colonialismo è dunque una forzatura ideologica: se allora il dominatore imponeva la propria presenza con la forza su terre altrui, oggi ci troviamo di fronte a individui che hanno scelto liberamente di stabilirsi in uno Stato sovrano, intraprendendo un percorso di cittadinanza che implica l'accettazione delle sue regole e dei suoi valori.

In questo scenario, l'operazione condotta dal Partito Democratico a Venezia e in altre circoscrizioni assume contorni più cinici che ideali.

Piuttosto che una reale promozione di nuove leadership, la creazione di uno “zoccolo straniero” di candidati sembra rispondere a una mera strategia di calcolo elettorale. L'obiettivo appare chiaro: andare a pescare voti in blocchi demografici specifici, trasformando l'identità dei candidati in una leva che promette una rappresentanza eletta nelle istituzioni.

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