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"Soffiano sul fuoco del razzismo". Salis usa pure la morte di Zoe Trinchero per attaccare i giornali

L’europarlamentare, rimasta in silenzio per altri casi di cronaca, trova la voce per strumentalizzare il caso della giovane 17enne

"Soffiano sul fuoco del razzismo". Salis usa pure la morte di Zoe Trinchero per attaccare i giornali

È facile diventare inopportuni quando si commenta un fatto di cronaca gravissimo, come la morte di Zoe Trinchero di appena 17 anni, soprattutto se si prova a usarlo per attaccare la politica. La ragazza è stata uccisa da Alex Manna, 20enne, che ha confessato l’omicidio e la giustizia deve fare il suo corso, senza sconti. Ma anche in questa circostanza c’è chi, come Ilaria Salis, prova a sfruttare l’occasione per attaccare il governo e i giornali, mettendo in mezzo il razzismo trasformato in un elemento culturale dell’Italia nella narrazione dell’eurodeputata di Avs.

“Il reo confesso del femminicidio avrebbe inizialmente cercato di addossare la colpa a un uomo di origine africana con fragilità psichiatrica. Il bersaglio perfetto, in un Paese dove una parte politica e i loro media soffiano sul fuoco del razzismo”, scrive Salis nel suo lungo post. Sarebbe stata credibile, o comunque autorevole, se messaggi di condanna come questi li avesse fatti anche in passato, tutte le volte che a rendersi colpevoli di efferati omicidi e femminicidi sono stati stranieri, regolari o meno. Per riferirsi ai fatti recenti, per esempio, non risultano messaggi lasciati dall’europarlamentare per condannare quanto accaduto all’altrettanto giovanissima Aurora Livoli, uccisa a Milano da un peruviano dopo essere stata violentata.

Oggi Salis parla, attacca i quotidiani che non le piacciono e accusa gli italiani di razzismo perché a macchiarsi di questo delitto esecrabile e mai giustificabile è un italiano, uno di quei “figli sani del patriarcato”, come li chiamano da quelle parti, che sembrano non esistere quando il passaporto non è italiano. “Una storia veramente di merda, che ci fa stare male. Frutto avvelenato del patriarcato, del razzismo e della viltà di tanti, troppi uomini. ‘Uomini’, per così dire, che in un modo o nell’altro devono imparare che cosa vuol dire il rispetto”, scrive ancora Salis nel suo lungo messaggio.

Sarebbe stato importante leggere le stesse parole quando a compiere lo stesso, esecrabile, reato è stato uno straniero, e di esempi purtroppo ce ne sono stati tanti e di occasioni perse da Salis ce ne sono state altrettante. “Ma perché devi andare sempre oltre anche in un tragedia? Finto buonismo anche qui! Vergogna”, si legge in uno dei tanti commenti alle parole di Salis

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