Il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, è intervenuto in commissione Antimafia per un’audizione incentrata sulle “anomalie” dell'inchiesta mafia-appalti condotta nei primi anni '90 in più fasi dalla Procura di Palermo. Proprio ieri il magistrato ha depositato la richiesta di archiviazione del procedimento aperto a carico di ignoti sulle stragi del '92 che, che aveva l’obiettivo di cercare possibili connessioni tra gli attentati a Falcone e Borsellino e il dossier sulle infiltrazioni mafiose negli appalti.
Nella richiesta di archiviazione si legge che, “che Giovanni Falcone credesse profondamente nella bontà delle indagini” su mafia e appalti “che, unitamente al Ros, l'Ufficio stava svolgendo, emergeva chiaramente dalla sua viva voce”. Il riferimento è a un’audizione del 22 giugno 1990 alla Commissione parlamentare d’inchiesta, durante la quale Falcone avrebbe affermato che, come si legge, “allo stato, purtroppo o per fortuna le cose accadono tutte in una volta, stanno venendo a maturazione in questo momento i risultati di indagini svolte in almeno un biennio dai carabinieri di Palermo, con encomiabile professionalità, e sta venendo fuori un quadro della situazione che non esiterei a definire preoccupante. Possiamo ritenere abbastanza fondato che c'è almeno nella Sicilia occidentale una centrale unica di natura sicuramente mafiosa che dirige e l'assegnazione degli appalti e soprattutto l'esecuzione degli appalti medesimi, con inevitabili coinvolgimenti delle amministrazioni locali sia a livello di strutture burocratiche sia a livello di alcuni amministratori”.
“Nel procedimento 'mafia e appalti' le indagini non si sono fatte, e parlo in particolare del Gruppo Ferruzzi”, ha detto De Luca nel corso dell'audizione, aggiungendo che “Nel procedimento 'mafia appalti' vero e proprio l'informativa del ROS così come è arrivata, è stata archiviata. Non è stato fatta alcuna indagine”. Il punto, ha sottolineato, “non è che non sia stata richiesta alcuna misura cautelare, nei confronti di Antonino Buscemi e altri, perché secondo noi non vi era assolutamente la possibilità di richiedere una misura cautelare. Ma quello che si doveva fare era approfondire anzi iniziare le indagini sulla posizione di Buscemi e delle cointeressenze col gruppo Ferruzzi”. Già Giovanni Falcone, ha evidenziato De Luca, “si era reso conto dell'enorme valore investigativo. Nel procedimento 35-89/91 assegnato a Sciacchitano e Natoli invece le indagini si fanno, ma sono apparenti. Ecco perché abbiamo parlato di un'indagine apparente, quindi dalla mancanza totale di indagini si passa alle indagini apparenti”. Ma, soprattutto, De Luca ha affermato che esistono “concreti, plurimi e univoci elementi per dire che la gestione del procedimento mafia-appalti sia stata una sicura concausa della strage di Via D'Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci”. In un altro passaggio, poi, il procuratore ha spiegato che “la posizione del senatore Scarpinato non ci riguarda ma le dichiarazioni rese da Natoli in commissione antimafia sono inattendibili perché concordate con Scarpinato. È come se fosse stato fatto tutto a doppia firma. Fortunatamente non sono stati coinvolti altri componenti della commissione”. Per quel che riguarda la “pista nera” o le “istituzioni deviate”, ha aggiunto De Luca, “l'ho già detto più volte, può darsi, stiamo lavorando e allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare”.
Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Commissione Antimafia, ha spiegato in una nota che “ha ribadito con nettezza che l’inchiesta mafia e appalti è stata concausa decisiva della strage di via D’Amelio che massacró Borsellino e la sua scorta. Ma anche della strage di Capaci, vista l'attenzione di Falcone per quella indagine”. De Luca, ha aggiunto, “ha denunciato gravi errori investigativi di Pignatone, richiamati con precisione e riguardanti proprio mafia e appalti” e “ha poi ricordato gli ingenti acquisti immobiliari di Pignatone e famiglia presso società di persone appartenenti a vere e proprie cosche”. L'indagine, spiega ancora Gasparri, “che è stata chiusa giorni fa sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio, riguarda eventuali ulteriori autori ‘ignoti’ delle stragi. Si cercavano persone (non ancora identificate o condannate) che avrebbero organizzato l'attentato per bloccare le indagini sui legami tra mafia e appalti pubblici”.
La posizione di Pignatone e Natoli, quindi, “è oggetto di altro procedimento, ancora pendente. Un procedimento che riguarda mancate indagini sulla famiglia Buscemi e sul gruppo Ferruzzi. Questo reato di favoreggiamento è ormai prescritto. Tuttavia, il comportamento di Pignatone e Natoli è considerato connesso alla vicenda della strage: l’inerzia investigativa, denunciata ancora una volta in modo circostanziata da De Luca, avrebbe rafforzato l’isolamento di Borsellino, sempre più in pericolo perché era l'unico in Procura intenzionato ad andare in fondo alle indagini sugli appalti, agendo in modo ben diverso rispetto ad altri suoi colleghi”. In conclusione, nella sua nota, il senatore sottolinea che “De Luca ha sottolineato poi come la memoria inviata da Natoli alla Commissione e poi anche alla Procura di Caltanissetta non è attendibile perché è stata integralmente concordata con Scarpinato. De Luca ha parlato ‘doppia firma’. Dobbiamo aggiungere altro su certi personaggi?”.
Sara Kelany, deputato di Fratelli d'Italia e componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha aggiunto che “se il senatore Scarpinato non sedesse in commissione antimafia sarebbe evidentemente un soggetto da audire sul punto ed è vergognoso che lui e tutto il Movimento 5 Stelle non si sentano in obbligo di fugare ogni ombra su queste condotte.
Parliamo del più grande depistaggio e insabbiamento della storia della lotta alla Mafia, che probabilmente è costata la vita al giudice Borsellino. Prendiamo atto che per Scarpinato ed i 5 stelle sia più importante garantire se stessi che fare chiarezza su fatti tanto gravi”.