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Tutti i dubbi dei due Poli in attesa del derby finale

Il Pd ammette: "Non abbiamo personalità né idee". A destra incognita Vannacci

Tutti i dubbi dei due Poli in attesa del derby finale

Per capire l'aria che tira a sinistra dopo l'ultima tornata di amministrative devi andare in Emilia Romagna, Regione rossa da sempre. «È mancato l'elettorato fluido - osserva l'ex ministro, Paola De Micheli - quello che intercetti con personaggi come Berlusconi e Renzi, o se hai un'idea. Al momento noi non abbiamo né il personaggio, né l'idea. La Meloni ha personalità. La Schlein deve ancora mostrarla. E poi ci sono le nostre solite contraddizioni: ti pare che in Veneto facciamo coalizione con la lista dei bangladini? Significa vivere in un altro mondo». Parli con un ex sindaco di Bologna, Virginio Merola, e i ragionamenti non cambiano. «Guardi com'è andato il voto a Venezia - ti dice mostrandoti una cartina della serenissima - in centro, tra i canali, ci votano. A Mestre ci snobbano del tutto. I bangladini non hanno portato niente. Ad ogni elezione scambiamo i candidati civici per indipendenti. Dopo domenica si riparte da zero: una sfida all'O.K. Corral ma non si sa chi resterà in piedi».

Tutti in campo per l'ultima sfida. Per la finalissima. Non ci saranno altre battaglie parziali da qui alle politiche. Tutti concentrati sul come andare al voto al termine di una campagna elettorale che durerà un anno. Le elezioni di domenica hanno mostrato due schieramenti equivalenti. E visto che la distanza tra i due poli è un'inezia, basta un niente per strappare la vittoria.

Solo che in assenza di pronostici i dubbi assalgono. A sinistra l'inner circle della Schlein esorcizza l'assenza nell'alleanza di una robusta gamba moderata. È tutto un inno all'«identità». L'ideologo della segretaria, Taruffi detto Tarufenko, rimuove il problema: «l'area moderata la copre la segretaria». Affermazione che in molti suscita ilarità. Eppure basterebbe un pizzico di geometria applicata alla politica per rendersi conto che la presenza di un forte soggetto moderato agevolerebbe la candidatura della Schlein per Palazzo Chigi. Solo che manca il «personaggio» (per dirla alla De Micheli) che guidi la gamba moderata. E ancor più la formazione che la rappresenti. Per cui tra scarti e rinunce, tra Ruffini e la Salis, in assenza di «quid» qualche capo storico del Pd torna a pensare pure a Renzi.

L'elisir di lunga vita per la Meloni è, invece, la nuova legge elettorale. La premier ne è convinta. Ha detto agli alleati che la vuole a tutti i costi. «Giorgia ci punta - è la confidenza di Ignazio La Russa che rimbalza nel Palazzo - ma non so se ci riuscirà». Domani il nuovo testo sarà calendarizzato alla Camera: il premio scatterebbe per la coalizione che raggiungesse il 42% e al massimo consentirebbe alla maggioranza di avere 220 deputati alla Camera su 400. Le perplessità però non mancano. Gli sherpa di Forza Italia confidano che l'indicazione di Marina Berlusconi è di andare «piano, piano e vedere cosa succede». Una tattica corredata da un «no» categorico all'introduzione delle preferenze. E già qui sorge un problema perché la premier vorrebbe che il suo partito presentasse un emendamento bandiera sull'argomento alla Camera. «Intanto chi lo vota?», rassicura il sottosegretario di Fdi, Balboni. Ma non è detto: le opposizioni sono in agguato per fare i loro giochi.

E poi con Calenda fuori dai giochi («non sarò complice del bipopulismo destra sinistra») resta il terrore per l'incognita Vannacci. Il suo luogotenente Ziello annuncia altri 4 acquisti di parlamentari per i prossimi giorni: «Due di Forza Italia, uno della Lega, uno di Fdi». Di converso Forza Italia è meno tetragona sul «no» al generale in coalizione: «Un po' di realismo - suggerisce Stefano Benigni - la differenza tra noi e lui è l'Ucraina. In un anno può venir meno. E senza di lui si perde». Calcoli.

Come sono calcoli quelli degli azzurri convertiti alla nuova legge elettorale: «Con il premio che scatta al 42% - congettura uno degli esperti - basta una formazione di centro del 10% con qualche formazione piccola accanto, per bloccarlo e dare a noi la libertà con il proporzionale puro il bello e il cattivo tempo». Se poi i calcoli li sbagli puoi sempre affidarti alla Madonna alzando le mani al cielo o consegnarti alla mamma: sono le preghiere e i sentimenti con cui l'azzurro Cannizzaro ha vinto le elezioni Reggio Calabria.

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