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UE: Casasco, investire in alta tecnologia, ricerca e innovazione

Maurizio Casasco (FI) difende il piano industriale promosso da Giorgia Meloni e Antonio Tajani, definendolo strategico per Italia ed Europa. Sottolinea il ritardo europeo in ricerca e sviluppo rispetto a Usa e Cina e chiede più investimenti in deep tech, venture capital e integrazione tra università e imprese.

UE: Casasco, investire in alta tecnologia, ricerca e innovazione
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Il progetto portato avanti dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme al Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, è un progetto nell’interesse dell’Italia e rappresenta il miglior progetto politico ed economico che si potesse realizzare dai tempi in cui Ciampi e Kohl, insieme ad altri Paesi ma con un asse centrale, hanno costruito l’Europa”. Così Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento Economia, intervenendo a Sky Economia.

“Un anno fa, nel gennaio 2025 – ha proseguito - abbiamo presentato a Milano il “Piano industriale per l’Italia e per l’Europa, che è stato poi presentato dal nostro Segretario nazionale Antonio Tajani al congresso di Valencia del PPE per diventare poi, attraverso una sua proposta il Piano per la Competitività del PPE. Ma al di là di temi che da tempo sottolineiamo e che condividiamo pienamente con quanto espresso oggi in Europa, come il completamento del mercato unico dei capitali, del mercato unico dell’energia, la semplificazione burocratica, la neutralità tecnologica, il tema della carbon tax e la rapidità delle decisioni europee attraverso una modifica delle norme, vorrei aggiungere un elemento ulteriore che sembra ad oggi ancora non sufficientemente evidenziato: la Ricerca e Sviluppo. L’Europa – ha proseguito - paga, rispetto ai competitor internazionali — in particolare Stati Uniti e Cina — un gap enorme. Gli Stati Uniti investono il 3,5% del PIL in ricerca e sviluppo, la Cina il 2,5%, l’Europa il 2,2% e l’Italia appena l’1,5%. Se consideriamo poi il divario nel venture capital rispetto agli altri grandi player globali, il gap risulta ancora più ampio. Tra le prime dieci aziende americane quotate, sette operano nel deep tech e sono nate come start-up, spesso nella Silicon Valley. Le imprese europee sono quasi assenti dai settori ad alta tecnologia dove si crea crescita. Abbiamo inoltre un rapporto ancora frammentato tra università, industria e start-up. L’Italia e l’Europa hanno un enorme risparmio privato, ma resta concentrato in settori tradizionali e in liquidità, invece di orientarsi verso l’economia reale e l’innovazione. È evidente che mancano investimenti in R&S e soprattutto investimenti ad alto valore tecnologico.

Ma solo gli investimenti ad alto contenuto tecnologico generano vera crescita e sviluppo e ci permettono di competere a livello globale. Servono capitali e innovazione per rinnovare l’industria tradizionale e creare i campioni tecnologici europei del domani”, ha concluso.

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