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Vannacci è già confuso. Accusa il Carroccio ma confida ai suoi: "Sto nel centrodestra"

Salvini lo vorrebbe fuori dall’alleanza. La tentazione Meloni: è meglio gestirlo

Vannacci è già confuso. Accusa il Carroccio ma confida ai suoi: "Sto nel centrodestra"

Il personaggio non è fesso. In 24 ore il generale si è trasformato in un politico navigato. «Innanzitutto - è la dottrina che Vannacci decritta in confidenza - la mia coerenza. Sono per una destra vera, non post-ideologica e sono rimasto nella Lega fino a quando rischiavo di non essere più coerente. Sono meravigliato per il livore e la rabbia di Salvini. Non userò i suoi toni. Mi vuole fuori dalla coalizione? Se fossi in lui non parlerei sull'onda dell'emozione. Mi considero ancora un interlocutore del centrodestra, non sono contro la Meloni e voglio essere nel perimetro della coalizione per renderla più forte.

Per andare d'accordo, però, bisogna essere in due. Ci sono fili rossi che non posso oltrepassare, che non posso tradire: se dico che non bisogna dare le armi a Zelensky, poi non possono dire sì ad un decreto che le dà; se promettiamo di cancellare la legge Fornero, poi non possiamo ampliarla; se a Bruxelles voto contro il Mercosur, poi non posso accettare il sì dell'Italia. Patti chiari: altrimenti abbiamo il 52% degli italiani che non va a votare». Sono pensieri che risuonano nei palazzi della politica per essere decifrati, per calcolare le conseguenze dello strappo del generale: nel centrodestra per capire se è gestibile o recuperabile; a sinistra per approfittarne. «È un gran casino» ammette il ministro Zangrillo mentre gli arrivano alle orecchie gli strali di un Salvini fuori di sé contro «il traditore senza onore». Ma nella Lega non sono pochi quelli che parlano con il tono dell'«avevo detto».

«Le sardine - sentenzia il capogruppo Romeo - nacquero per far fuori il Salvini dei pieni poteri, Vannacci per silurare Meloni. Lei rischia di perdere più voti di noi. Ecco perché Giorgia voleva che Matteo lo tenesse dentro per evitare guai. Solo che gli hanno fatto il trappolone in Toscana mandandolo a sbattere e quello si è arrabbiato. E ora ha buon gioco a prendere a bordo chi sacrifica le idee al desiderio di mantenere la cadrega.

Lui è il treno che passa. Motivo per non cambiare la legge elettorale: se manteniamo i collegi lo conteniamo, con il proporzionale lo enfatizziamo». Nella Lega il generale è il nemico. La Meloni, invece, non ha ancora perso l'ultima speranza di gestirlo. La strategia è ridimensionarlo e dare la responsabilità della rottura alla Lega. Alla buvette del Senato il presidente La Russa confida: «Non voglio parlare del generale ma i sondaggi lontano dalle elezioni sono farlocchi. A Sgarbi davano il 10% ma ha preso solo l'1%. È un problema che la Lega ha gestito male».

In realtà le conseguenze ricadono sull'intero centrodestra. Ci sono due scuole di pensiero: Salvini lo vorrebbe «fuori»; la Meloni non esclude di recuperarlo. «Salvini dice di no - spiega un influente consigliere della premier - ma se gli uomini del generale in Parlamento da qui alle elezioni voteranno la fiducia al governo perché dovremmo privarcene? Aumentare la soglia di sbarramento per risolvere il problema? Poi come la mettiamo con Calenda».

Già, la strada è complicata. «Non credo che aumenteremo la soglia - ammette il ministro Ciriani - ma la nuova legge elettorale favorirà i partiti dentro le coalizioni. In più sono convinto che il generale è sopravvalutato. I media di sinistra lo enfatizzeranno ma non metterà radici nell'elettorato».

Il problema Calenda. Il governo non può usare «il bisturi» della legge elettorale per far fuori il «nuovo nemico» senza far male anche «al vecchio amico»: simul stabunt, simul cadent . E il leader di Azione non ci pensa proprio ad entrare nella coalizione di centrodestra. Dice Calenda: «la soglia non l'alzano. Sono stato chiaro con loro: mi costringerebbero ad andare dove non voglio andare. La storia di Forza Italia o della federazione di centro non esiste. Sarò pazzo, ma la prossima legislatura si giocherà sul pericolo Russia e non posso stare né da una parte, né dall'altra. So che Salvini vorrebbe Vannacci fuori dalla coalizione, ma la Meloni per controllarlo dovrebbe tenerlo dentro. È pericoloso. Se gli arrivano i soldi da Oltrecortina? Senza dubbio!». Il «rebus» Vannacci. Incognite a destra, speranze a sinistra. «Come fa la Meloni a tenerlo dentro la coalizione?!», si chiede il capo dei senatori Pd, Boccia: «certo il generale ruba più voti a lei che a Salvini e preferirebbe soffocarlo dentro la sua maggioranza. Ma è compito arduo».

Intanto gli effetti del generale si sono fatti

sentire pure a sinistra. La mozione unitaria dell'opposizione sulla sicurezza è stata più netta del solito. «Questa volta - confidava ieri la renziana Lella Paita - hanno dato più retta a me che a Fratoianni». Effetto Vannacci.

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