Patrick Zaki, osannato in Italia dalla sinistra, da quando si è inasprito il conflitto in Medioriente ha preso nettamente posizione affiliandosi ai gruppi pro Pal e diventandone frontman. Lo ha fatto anche di recente, quando è stato annunciato tra i relatori di un incontro per la nuova Flotilla in partenza tra poco più di un mese. È impossibile dimenticare i post che emersero contro Israele dal suo profilo X, per i quali si affrettò a dichiarare di essere critico con Israele ma di non avere nulla a che fare con Hamas. E questo è un elemento acclarato. Tuttavia, la sua partecipazione a un incontro presso il centro sociale Lambretta di Milano il prossimo 15 febbraio appare quanto meno inopportuna. Per quanto l’Italia garantisca il diritto di espressione e di parola, talvolta entra in gioco proprio il concetto di opportunità e di buon senso.
La tavola rotonda organizzata dal centro sociale ha come titolo “Marwan Barghouti, la detenzione politica e la campagna per liberarlo” e oltre all’attivista egiziano vedrà come relatori anche Khader Tamimi e Sandra Cogemi (BDS). L’inopportunità di una partecipazione come questa per Patrick Zaki, che per un periodo di tempo ha avuto anche un profilo pseudo-istituzionale vista l’attenzione politica nei suoi confronti, nasce proprio dal tema dell’incontro, non tanto dal luogo in cui si terrà, perché Barghouti è stato tra i fondatori delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa e, a differenza di altri leader storici, ha sempre mantenuto un forte legame con la "piazza", guadagnandosi la reputazione di leader carismatico capace di unificare diverse correnti politiche, inclusi i sostenitori di Hamas e della Jihad Islamica.
È chiaro che la sua sia una figura controversa e ora pare che Zaki discuta nel merito di una campagna per la sua liberazione. Nel 2002 è stato arrestato dalle forze di difesa israeliane a Ramallah e due anni dopo un tribunale civile israeliano lo ha condannato a cinque ergastoli più quaranta anni di prigione.
È stato riconosciuto colpevole di aver orchestrato diversi attacchi terroristici che hanno causato la morte di cinque persone ma Barghouti ha sempre rifiutato di difendersi attivamente nel processo, dichiarando di non riconoscere l'autorità della corte israeliana e definendo il procedimento come politico.