"Io amico della mafia? Ma se mi vuole morto..."

La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, smentisce indignato le illazioni del Fatto: "Dire che la ’ndrangheta votava per me è una vergognosa strumentalizzazione. Tre mesi fa un pentito ha raccontato che c’era un piano per uccidermi"

"Io amico della mafia? Ma se mi vuole morto..."

Milano - Un attentato della criminalità organizzata per uccidere Ignazio La Russa. Un progetto rivelato dallo stesso ministro della Difesa a tre mesi di distanza. E proprio il giorno in cui il Fatto quotidiano, giornale dell’ex direttore dell’Unità Antonio Padellaro e di Marco Travaglio, lo accusa di aver incassato voti della ’ndrangheta alle ultime elezioni europee della scorsa primavera.

«Una vergogna», si ribella lui sollevando la prima pagina della gazzetta giustizialista e accostandola al volto. Un modo per dire, davanti alle telecamere accorse maliziose a caccia di scoop, che lui a fianco di quel titolo è pronto a metterci la faccia. «Per me parlano le azioni. Io grazie a Dio le cosche le combatto», s’infiamma, offeso da un’accusa che proprio non gli va giù. E allora decide di raccontare. Del procuratore generale di una procura importante che interrogando un pentito («uno credibile, uno che ha fatto arrestare molti malavitosi»), si è sentito raccontare della decisione di uccidere La Russa. Il ministro. ’Ndrangheta o mafia? Quale procura? «A queste domande non posso rispondere - taglia corto -. Credo che l’indagine sia ancora in corso e non vorrei comprometterla». Di certo c’è che la sua scorta da quel giorno, su ordine del comandante dei carabinieri, è stata rinforzata. «Non aumentata. Quando sono arrivato l’avevo dimezzata e ho chiesto esplicitamente e sotto la mia responsabilità che il numero degli uomini rimanesse invariato». Semplicemente, spiega La Russa, sono militari con un addestramento superiore, preparati a fronteggiare situazioni più rischiose.

Nessuna intenzione, né voglia di far la vittima. Ma perché non dirlo prima? «La denuncia era credibile e molti l’avrebbero strombazzata in giro. Ma io non le ho poi dato tutto questo peso. Al procuratore che mi ha voluto sentire ho detto che non sono così importante da meritare un attentato». Scorta rinforzata comunque. «Non ho potuto evitarlo. Ma noi uomini pubblici dobbiamo accettare di essere più esposti. Anche se io non ho paura. Il vero pericolo era negli anni Settanta, quando il rischio era uscire ogni giorno di casa o tornarci la sera. Potevano sempre essere lì ad aspettarti». E perché dirlo adesso? «Perché questi giornalisti nuotano nella melma. Eccolo qui il titolo, “’Ndrangheta: votate Pdl, Inchiesta della Dia: nel 2009 uomini legati alle cosche puntavano a Milano su La Russa, Fidanza e Ronzulli”». Accuse gravi. «Bei giornalisti che sono. Nemmeno una telefonata mi hanno fatto per controllare quello che scrivevano. Una vergognosa strumentalizzazione. Credevo che certa stampa avesse toccato il fondo, ma mi sono dovuto ricredere perché al peggio non c’è mai limite». Poi l’anatema. «Ne risponderanno davanti a Dio, agli uomini e alla legge». Non ancora una minaccia di andare dal giudice, perché La Russa assicura di non aver mai querelato un giornalista. E di sperare di ritrovare la serenità per non farlo nemmeno questa volta. Anche se la tentazione è forte.

Poi, da bravo avvocato, comincia l’arringa in difesa di se stesso. «Manca anche la notizia: ci sono solo le frasi di due consiglieri comunali che dicono che faranno votare per me. E quindi? Io ho preso 230mila voti, a Trezzano sul Naviglio qualche decina». A parlare, non si capisce se al telefono o in un’intercettazione ambientale, Michele Iannuzzi consigliere comunale del Pdl a Trezzano, («successivamente, ma solo successivamente arrestato»).

L’interlocutore è Alfredo Iorio. «Iannuzzi non lo conosco - assicura il ministro - ma mi sono informato, era un consigliere comunale perbene e non era mai stato raggiunto da un’iniziativa giudiziaria. Lo ringrazio perché diceva di votare La Russa. Che facesse campagna per me lo trovo normale, naturale». Se poi sperasse di avere vantaggi, la cosa al ministro non risulta. «Non ho mai intrattenuto rapporti a fini elettorali con persone che mi possono chiedere qualcosa che sia, anche di una sola virgola, al di fuori della legalità. Sono disgustato». Il Fatto quotidiano? «Prima tira la pietra poi nasconde la mano. Un grande titolo e nell’articolo solo fumo. Questo giornalista prima di scrivere impari a pensare».

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