A Testaccio, in largo Gian Battista Marzi, un accampamento rom da dieci mesi si è piazzato attorno a un capannone dove lavora un marmista. O meglio, dove lavorava. Luomo, Fabio Franceschini, le ha tentate tutte. Ma, a parte le parole di solidarietà, in concreto è stato abbandonato dal I Municipio e dal Comune di Roma al suo destino. A denunciare la vicenda sono il Circolo della Libertà Nova Urbis e la vicepresidente regionale Michela Terribile: «I nomadi hanno occupato tutta la strada che porta dal marmista, tranne una fettuccia per il passaggio delle auto - spiega -. Già di giorno a fare quei 300 metri un po di timore cè, ma immaginate il pomeriggio dinverno, al buio... Risultato? La clientela si è dileguata, Franceschini da 10 mesi non lavora più».
I nomadi sono arrivati esattamente il 4 aprile 2007, appena sgomberati da Campo Boario. Uno di quegli sgomberi cari a Veltroni: gran spiegamento di polizia e vigili, dichiarazioni roboanti su ordine pubblico e legalità. E nessuna preoccupazione per il «dopo»: dove finiranno i rom? Franceschini la risposta lha avuta il giorno dopo, quando si è trovato tende e camper, davanti alla bottega. «Mi sono subito rivolto al Municipio - racconta -. Lassessore alle politiche sociali, Morea, Prc, si è impegnato a farmi avere un sussidio. Ma dopo 4-5 riunioni a vuoto, ho capito che perdevo solo tempo. Ho scritto al sindaco Veltroni. Ma non mi ha neppure risposto».
La bottega, attiva a Testaccio dal 1951, dovrebbe essere tutelata dal punto di vista storico. Siamo di fronte allex Mattatoio, dove il Comune di promesse a vuoto già ne ha spese molte. E questo caso non fa eccezione. «Il Comune ha offerto ai nomadi unaltra area dove potersi sistemare, - spiega Franceschini - ma i capi hanno detto di no. Non era di loro gradimento».
«Io, assediato dai rom»
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