Io, in coda con le badanti a scuola di sanatoria

Ci vuole la metafora del calcio per far capire a tutti «che questa è solo la fase dello spogliatoio». Poi verrà la partita, eventuali goal e fuorigioco. Provano a spiegarsi così dagli uffici della Camera del lavoro dove dalle 8.30 di ieri e per tutto il pomeriggio è stato fitto il via vai di chi, nel primo giorno buono per regolarizzare badanti, colf, ma anche baby sitter, cuochi, giardinieri e maggiordomi, chiedeva informazioni o sperava semplicemente di essere ascoltato.
Donne velate, bimbi con occhi a mandorla e assonnati in braccio alle mamme, signore agée che per una volta badavano al badante, signore italianissime che speravano «ci fosse una coda a parte per gli italiani». Niente affatto. ’A livella parte da qui. Tutti seduti a prendere appunti mentre gli esperti della Cgil ripetono anche all’infinito le procedure. Nello stanzone di corso porta Vittoria 43 si può stare anche in più di cinquanta alla volta. Ma c’è chi preferisce fermarsi e ascoltare di nuovo la lezione. Una cosa almeno è già chiara a tutti: per questa «sanatoria» non conta arrivare prima, ma capire bene per non buttare quei 500 euro (più marca da bollo) che non saranno comunque restituiti nel caso di rigetto della domanda. «Vorrei un badante per mio figlio di nove mesi», chiede una signora. «Vorrà dire un baby sitter: la procedura è quella per le colf e il lavoro domestico», spiegano. «Ho un reddito di tremila euro, mio marito di 19mila: possiamo regolarizzare una colf?», si leva flebile la voce di una donna sudamericana. «No - è la risposta secca -: occorre un reddito di 20mila euro da singoli, che sale a 25mila se si assommano due redditi». Ieri, primo giorno di «sanatoria» per badanti e colf, ad emergere, più che il lavoro nero, sono stati i mille dubbi di una normativa nuova. Sindacati, Acli e Comuni sono scesi in campo da subito aprendo i loro sportelli a chi proprio con le procedure on line non abbia dimestichezza.
Se alla Cgil la giornata è trascorsa fornendo informazione, gli sportelli sono già pronti a fornire assistenza gratuita nella compilazione della richiesta. La Cisl, invece, conta 85 sportelli in Lombardia: in via Tadino 8, uno dei due sportelli cittadini(l’altro è in via Benedetto Marcello, per entrambi 02 204 97 54) erano sette su 14 le postazioni aperte per consulenze gratuite. Le domande inoltrate ieri si contano sulle dita di una mano, mentre innumerevoli sono state le telefonate per avere informazioni. «Il problema più grave - spiega Maurizio Bove, delegato per l’Immigrazione - riguarda colf che hanno più datori di lavoro». Anetta, occhioni azzurri e accento polacco, per esempio stira a casa di una donna e pulisce la casa della sorella: «In tutto sono venti ore, ma divise fra due persone», alza le braccia. Per lei la regolarizzazione resta un sogno, almeno finché il Ministero non si pronunzierà su un’eventuale forma di richiesta congiunta. «Molti denunciano anche di non voler essere regolarizzati dai datori di lavoro», aggiunge Roberto Benaglia, segretario generale della Cisl lombarda. A mezzogiorno invece Roberto Fontana, responsabile del settore Immigrati, è raggiante: agli uffici del patronato Ital-Uil sono arrivate oltre 25 persone e moltissime telefonate. Ma due domande hanno già potuto essere evase: «Nel giro di qualche ora speriamo di avere la risposta e convocheremo gli interessati». Qui, in via Campanini 7 è meglio prendere appuntamento allo 02 66 99 8300. In rodaggio è invece l’ufficio comunale di largo Treves: ancora nessun cartello, in portineria allungano un bigliettino con i numeri di telefono (02 88463113 -318) perché anche qui, se i flussi dovessero crescere, sarà meglio fissare un appuntamento. Ottanta le richieste complessive di ieri.
Oggi poi l’assessore Mariolina Moioli incontrerà i sindacati: «per stendere una procedura condivisa e uniformare il materiale informativo». Intanto un ultimo aiuto arriva dalle Poste: da ieri è possibile procurarsi il modulo F24 per il pagamento del contributo di 500 euro anche negli uffici. Già stampato è un’alternativa più semplice rispetto a internet.