«Io il primo a rispettare Fini anche se dissente»

RomaSarebbe bastata, per il Cavaliere, quella «telefonata simpatica e cordiale» per metterci una pezza. Per porre una pietra, era l'auspicio, su quel «gelo» che stava per diventare un vero caso politico. Perché per Silvio Berlusconi, con Gianfranco Fini, «vi è stato solo un fraintendimento». Se fosse per lui, per capirci, sarebbe già tutto acqua passata. Peccato che a ruota, nel giro di mezz'ora, il presidente della Camera bolli invece il termine come «riduttivo», riaprendo di fatto la frattura. Ma tant'è. Seduto sul palco di Atreju 2009, in compagnia della «padrona di casa», Giorgia Meloni, il capo del governo approfitta dell'incontro con i giovani pidiellini, a due passi dal Colosseo, per tentare di rasserenare gli animi. E in tre tappe, nel suo lungo intervento, riferisce: «Con Gianfranco c'è stato un equivoco, quando ho parlato di un subdolo sistema» in riferimento al voto agli immigrati. L'obiettivo, rimarca, era legato alle intenzioni dell'opposizione, che con la possibilità di voto, spera di conquistare consenso elettorale. Non certo, dunque, vi erano in ballo le posizioni della terza carica dello Stato. «Lui parla di voto agli immigrati regolari», rintuzza. In ogni caso, «ci sarà occasione di un ulteriore chiarimento», nel corso della cena per il G8 dei Parlamenti, in programma sabato sera, e nel faccia a faccia di «inizio settimana prossima».
Ma il tasto, su cui batte il presidente del Consiglio, vale per Fini come per chiunque altro. Perché «il Pdl è un movimento liberale di massa, non è una caserma, e ciascuno ha la libertà di potersi esprimere e far conoscere ad altri la propria opinione. E quando poi si va al voto sui temi etici, c'è libertà di coscienza». Pur essendo «chiaro» che «il movimento esprime una posizione».
E allora, come la mettiamo con il successivo chiarimento di Fini? «Rispetto le sue idee e sarei il primo a difendere le sue opinioni - chiude Berlusconi, informato nel frattempo della sua nota - il primo a lottare affinché ognuno possa esprimere la propria libertà di espressione». D'altronde, «non è detto» che nel Pdl «tutti debbano avere identiche vedute». Come dire: «Il fatto che Fini e altri abbiano posizioni diverse, su alcuni temi, non significa che sulle questioni importanti non ci sia piena sintonia». E poi, se «Forza Italia era un partito monarchico ma anche anarchico, perché a ciascuno era consentito di avere la propria posizione, il Pdl deve esserlo ancora di più». In chiave anarchia, ovviamente.
Comunque sia, ricordava poco prima, «con Fini ho lavorato e lavoro da 15 anni». E per quanto riguarda la dichiarazione scatenante di martedì, alla Fiera di Milano, «io avevo solo risposto a una domanda, dicendo che non mi sembrava ci fossero problemi. Fini ha frainteso e aveva capito in modo diverso».
Insomma, buona parte dell'attenzione viene riservata al rapporto tra i due presidenti. Ma oltre al lungo bilancio dell'attività di governo, dai riconoscimenti in ambito internazionale ai risultati ottenuti sul piano interno, nonostante, scherza, Repubblica lo dia per «malato» (ricostruzione post-terremoto in Abruzzo, contrasto alla crisi economica, lotta all'immigrazione clandestina, alla criminalità organizzata e all'evasione fiscale, senza tra l'altro aver aumentato le tasse agli italiani), Berlusconi illustra la road-map del partito, pure in chiave Regionali. Quindi, «la prossima settimana faremo una riunione del Pdl per decidere i candidati alle prossime elezioni regionali. La faremo in collegamento con l'alleato con cui abbiamo un'intesa d'acciaio, e cioè la Lega Nord, con cui discuteremo i candidati del Carroccio per la presidenza di alcune Regioni». Se qualcuno, poi, tra i ragazzi, tenta di provocarlo con il gioco della torre («chi si riprenderebbe tra Kakà e Casini?»), la replica è questa: «Ho imparato che non bisogna fare scelte per altri. Io, ad esempio, ho deciso che non farò più il giochino su chi decidi di buttare giù. Perché compi solo ingiustizie e ti fai dei nemici».
Infine, dopo un consiglio a metà tra il serio e il faceto («Impiegate il vostro tempo in modo diverso dal leggere i giornali. Io lo faccio e ne traggo giovamento»), un annuncio che ottiene il plauso convinto della platea giovanile. «Stiamo lavorando a una riforma costituzionale con la quale cambieremo alcune eredità che ci derivano dalla Costituzione storica. Siamo ad esempio contrari alla logica del limite di età per l'elezione alla Camera e al Senato. Se un ragazzo può votare a 18 anni per Montecitorio, vuol dire che deve poter essere eletto alla stessa età. Identico ragionamento vale per il Senato, dove il limite è di 25 anni».
In serata, nel corso della cena offerta a Villa Madama ai 140 partecipanti alla conferenza internazionale sulla violenza sulle donne il Cavaliere ha rivendicato «gli effetti straordinari delle sette leggi prodotte dal mio governo in difesa» del sesso debole visto che «i reati sono calati del 60 per cento».