«Io, scapolo costretto a sopportare...»

Sotto i cieli azzurri di questa estate molti si sono promessi amore per sempre, ma prima hanno voluto dire addio: chi al celibato, chi al nubilato, chi al proprio appartamento da single in centro città, chi alla torta della mamma che profumava il pomeriggio di ogni sabato. Bisogna avere la pellaccia dura per sopportare tutti questi addii, e può darsi che un comico ce l’abbia più dura di tutti noi, vero, Maurizio Milani?
«Eh, ma quando son troppi son troppi. Che estate. Pure l’addio al petrolio».
Scusa?
«Non hai sentito? A Como, i valligiani hanno detto di no a un’azienda australiana che voleva trivellare perché aveva la certezza che lì avrebbe trovato il petrolio. Niente. Non si scava. Voglio dire, nel Dopoguerra era una fortuna trovare un giacimento di oro o di petrolio, no? Oggi siamo diventati così ricchi che guarda qui, abbiamo dovuto dire addio persino al petrolio. Perché è come vincere al Superenalotto, no?, poi hai paura che ti rapiscano i figli. L’addio all’Amazzonia sarà meno triste».
All’Amazzonia?
«Le Olimpiadi del 2020. Le faranno al centro dell’Amazzonia. Non avranno più scuse quei 500 o 600 scapestrati di laggiù che vivono sugli alberi. Lo sport è una cosa nobile, unisce tutti, palestinesi e israeliani, bergamaschi e bresciani, non è mica una guerra. Quindi disboscheremo l’Amazzonia per fare la pista dei cento metri, e quelli lì scenderanno dagli alberi e andranno finalmente a comprarsi cellulari e televisioni. L’Amazzonia è un lusso che non possiamo più permetterci. Una cosa nobile come lo sport ci dà la possibilità di dirgli addio senza sensi di colpa».
Ok... Ma gli addii alle persone?
«Guarda, ti parlo col cuore in mano. Non ho la patente. Raggiungevo la mia morosa con una di quelle automobiline elettriche. Poi è crollato giù il più grande ponte d’Italia, quello sul Po, tra Milano e Piacenza. E lei mi ha lasciato, perché non potevo più raggiungerla. Con quell’automobilina non mi lasciano passare sugli altri ponti, quelli di Renzo Piano, della Tav, quei ponti lussuosi, niente, non ci si può passare. Non ci si può nemmeno camminare sopra. È come avere in casa le posate d’argento ma non il cibo. E quindi, lei mi ha lasciato».
Non potrai fare un addio al celibato...
«Tanto anni fa ne ho fatto uno al nubilato. Avevo questa morosa di Brescia che faceva catering per addii al nubilato. Ne organizzò uno in una villa sul Garda, con una gigantesca torta di gommapiuma che portammo dentro di nascosto. E al momento giusto, chi ti esce dalla torta? Un culturista? Un ex compagno di scuola della festeggiata? No, ti esce il Conte Guccione, sai quello di Mai dire Gol, il Casanova, quello di “io trombo a destra trombo a sinistra trombo a...”»
Va bene, va bene! Ma come sopportare tutti questi addii?
«Sai cosa ti dico? Un addio è sempre un arrivederci».