Iran, nel giorno del lutto ancora cortei e proteste

La Guardia rivoluzionaria: "Rimuovere il materiale che può creare tensioni". Il governo respinge le ingerenze internazionali. E la nazionale di calcio gioca con il bracciale verde. Intanto i riformisti hanno trovato un nome: i cespugli. Reza Pahlavi: "Ora gli ayatollah sono pronti a tutto"

Iran, nel giorno del lutto ancora cortei e proteste

Teheran - Decine di migliaia di sostenitori di Mirhossein Mousavi, vestiti di nero e con candele in mano, hanno sfilato oggi a Teheran per commemorare le persone uccise durante le proteste di massa contro le elezioni iraniane, che il candidato moderato ha giudicato truccate in favore del presidente uscente, il fondamentalista Mahmoud Ahmadinejad. I media di Stato hanno parlato di otto persone uccise a Teheran durante queste manifestazioni Intanto il principale organo legislativo iraniano ha fissato per sabato un incontro con i tre candidati sconfitti alle elezioni presidenziali per discutere delle loro proteste, secondo quanto riferito dalla radio di Stato. Sul suo sito web, proprio Mousavi aveva invitato gli iraniani a manifestare pacificamente oggi o a radunarsi nelle moschee, vestendosi a lutto in segno di solidarietà con le famiglie delle persone uccise o ferite durante le proteste.

La rabbia dell'Iran Un governo di "ladri e corrotti". Così Mir Hossein Moussavi si scaglia contro l’esecutivo di Mahmoud Ahmadinejad per chiedere conto del patrimonio che il Paese aveva accantonato per far fronte alle oscillazioni del prezzo del petrolio. A rilanciare frammenti del discorso tenuto dal leader moderato durante la marcia di lutto a Teheran è Twitter, uno dei social network usato dalla dissidenza per far filtrare le informazioni su quanto accade. Lo stesso contro cui si era scatenata la repressione dei Guardiani della rivoluzione che hanno minacciato il carcere per chi fomenta la rivolta. "Che cosa ne avete fatto di 300 miliardi di dollari spariti in quattro anni - ha chiesto Moussavi - dov’è la ricchezza del Paese? Un’inflazione del 25 per cento significa ignoranza, furto e corruzione. Perchè tutti i nostri giovani vogliono lasciare il Paese? Noi siamo musulmani e quello che sta succedendo nel governo iraniano è peccato. Questo governo non è quello che l’imam Khomeini voleva per l’Iran. Ma io e questo mare di verde (in riferimento alle bandiere con il colore del partito di Moussavi, ndr) cambieremo le cose. Il prossimo esecutivo sarà eletto dal popolo".

Il riconteggio dei voti Il Consiglio dei guardiani della Costituzione ha convocato per sabato i candidati usciti sconfitti secondo i risultati ufficiali. Dopo aver dato la disponibilità ad un rinconteggio dei voti, il supremo organo del Paese ha accettato di analizzare le 646 violazioni segnalate dai tre candidati, Mir Hossein Moussavi, Mehdi Karroubi e Mohsen Rezaei. Da parte sua il governo non sta a guardare. Le autorità iraniane sostengono di aver sventato un complotto che puntava a realizzare una serie di attentati a mosche e seggi elettorali nel giorno delle elezioni, venerdì scorso: secondo l’annuncio dato dalla televisione pubblica, i presunti terroristi, che sono stati arrestati lo stesso giorno delle elezioni, avevano "profondi legami con stranieri". La nota non fa alcun esplicito riferimento ma contiene una chiara allusione a Stati Uniti e Israele. Il governo ha anche vietato ai due figli dell’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani di abbandonare il Paese per il loro presunto ruolo nell’aizzare la protesta contro i risultati elettorali. La milizia popolare dei pasdaran ha chiesto di partecipare alla preghiera del venerdì a Teheran che sarà condotta dalla Guida suprema Ali Khamenei, esortando a "dissociarsi dai rivoltosi".

Continuano gli arresti Le forze di sicurezza continuano ad arrestare le voci contrarie. L’ultimo illustre finito in manette è Ebrahim Yazdi, una delle voci liberali dell’Iran, presidente del movimento per la libertà, arrestato mentre si trovava in ospedale per sottoporsi ad esami allo stomaco. Yazdi fu ministro degli esteri nel primo governo rivoluzionario iraniano nel 1979.

 

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