Irregolare ma incensurato: «Reato lieve» E viene perdonato dal giudice di pace

Un giudice di pace, la settimana scorsa, ha ritenuto di «non doversi procedere per particolare tenuità del fatto» nei confronti di un immigrato clandestino perché l’imputato risultava incensurato, non avendo mai avuto in precedenza problemi con la giustizia. È successo a Recco (Ge), dove - sempre secondo il giudice - l’irregolare in questione ha dimostrato di svolgere «un’attività lecita, seppure in forma irregolare, così che non appariva giustificata l’azione penale nei suoi confronti». Nel caso di specie, il cavillo tirato in ballo per non applicare la nuova legge sul reato di clandestinità è l’articolo 34 del decreto legislativo numero 274 del 2000. Che recita: «Rispetto all’interesse tutelato, l’esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza, non giustificano l’esercizio dell’azione penale». In questo modo il giudice di pace si è sostituito di fatto al legislatore: l’immigrato, pur trovandosi in Italia senza permesso di soggiorno, se l’è cavata grazie all’interpretazione «morbida» di una norma precedente.

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