Sulla frontiera tra Siria e Turchia i curdi avanzano contro l'Isis

Le milizie dello Ypg e i ribelli a pochi chilometri da Tal Abyad. La città, sulla frontiera, ha un ruolo strategico

Profughi siriani al confine siriano-turco di Tal Abyad

Da settimane la propaganda dei curdi batte sullo stesso punto. L'avanzata dei miliziani dello Ypg, accanto ai quali combattono anche uomini ancora inquadrati nelle sempre più sparute unità dell'Esercito siriano libero, ha un obiettivo: Girê Spî.

Quella che i curdi chiamano così è per la popolazione araba Tal Abyad, che comunque la si conosca ha un significato solo, la collina bianca. Una città che fa parte della stessa unità amministrativa di Raqqa, capitale dell'Isis da tempo nelle mani degli estremisti, e a cui è collegata direttamente, grazie a una strada che dal confine turco porta verso il cuore della Siria.

Sono ormai meno di dieci i chilometri che separano le milizie curde dai confini della città. Gli uomini dello Ypg continuano ad avanzare e avrebbero ormai circondato Tall Abyad, mentre in migliaia gli abitanti si sono dati alla fuga, ammassandosi verso il valico che porta in Turchia, ad Akçakale.

La fuga dei siriani si è infranta contro la frontiera sbarrata, con i miliziani dell'Isis pronti a respingerli verso la città, con lo scontro che si avvicina e gli aerei della coalizione internazionale in volo a sostegno delle milizie curde che avanzano.

La conquista di Tal Abyad ha un valore che non è soltanto simbolico. Certamente da una parte c'è la volontà dei curdi di avvicinare i cantoni di Kobane e Cizire. A ovest c'è Kobane, teatro di una lunga resistenza alle forze dell'Isis, a est Sere Kaniye e più in là Qamishli. Ma c'è anche altro.

Controllare Tal Abyad significa togliere all'Isis un valico di frontiera, da cui passano uomini e merci, e una importante fonte di approvvigionamento. Significa anche bloccare un'estremità della via che porta al cuore dei territori controllati dall'Isis. Una vittoria qui significherebbe molto per il morale.

Ieri un articolo pubblicato dal New York Times individuava proprio nelle milizie curde una delle poche scommesse vinte in dagli Stati Uniti con l'affidarsi alle forze locali. Peggio armati, inferiori di numero, in Iraq conducono una guerra di posizione contro l'Is, mentre nel nord della Siria sono all'offensiva. Sullo sfondo anche rivendicazioni indipendentiste mai sopite.

L'avanzata dei

curdi piace molto meno alla Turchia. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan sostiene che le operazioni vadano a scapito di arabi e turcmeni e vede nei legami tra lo Ypg siriano e il Pkk una possibile minaccia per il Paese.

@ACortellari

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