Italia 2 rincuora Lippi ma solo se spinta dal motore di Gattuso

L’Italia due meglio dell’Italia titolare? A giudicare dal risultato (1 a 1, gol di Quagliarella) e anche dalla resa dello schieramento di riserva lanciato ieri sera da Lippi per completare la preparazione, sembrerebbe di sì. Nazionale perforata dal primo assalto svizzero (con Behrami in fuorigioco e Marchetti coperto sul palo) ma subito in grado di rimetterlo in sesto 4’ dopo con una capocciata di Quagliarella (quarto sigillo personale nel club Italia). Stesso avversario e stesso risultato dell’ultimo test premondiale del 1982 e del 2006. Ma è forse meglio non fidarsi della scaramanzia e neanche dello zucchero filato di Salvatore Bagni (voce tecnica di Raisport che racconta la favola di Cappuccetto azzurro) per giungere semmai a una sintesi suggestiva delle due prove da cui ricavare alcuni giudizi che non hanno bisogno di revisione critica. Ci sono alcuni esponenti della Nazionale ginevrina da promuovere, non proprio a pieni voti: tra questi, per esempio, Montolivo, l’unico centrocampista dotato di piede fatato e capace di dettare l’assist per la deviazione in quota di Quagliarella che consente agli azzurri di puntellare il risultato e far festa insieme con i tanti italiani arrivati allo stadio.
C’è un altro guerriero del quale non si può fare a meno in un mondiale affrontato con una cifra tecnica così impoverita dagli acciacchi a Camoranesi e Pirlo: si tratta di Rino Gattuso, indomabile. E non è solo una questione di riconoscenza per la sua antica milizia in Germania. A vederlo in campo strillare, dare ordini, lanciare berci, sistemare le posizioni dei suoi sodali, sembra di vedere il vero allenatore in campo cui anche il ct affida le sue disposizioni affinché vengano realizzate sul prato. Impossibile prescindere dal suo contributo che è fatto di corsa ma anche di sangue e di cuore.
Il grande atteso, Angiolino Palombo, rimpiazzo ufficiale di Pirlo, continua a fare il metronomo nella Samp e a confezionare anonime esibizioni in Nazionale. Poche le volte in cui ha convinto tutti, stregato l’occhio. E non è solo una questione di personalità ma forse di meccanismi di gioco: a Genova collaudatissimi, qui invece tutti da inventare al momento, senza la password di Pirlo. Così si può riferire anche di Maggio, sentinella dell’argine destro: da applausi quando attacca e scodella un bell’assist per Pazzini (metà del primo tempo), da censurare quando si fa prendere alle spalle da uno degli attaccanti della Svizzera che pure non sono svelti e dotati come i messicani incontrati giovedì sera a Bruxelles. Meglio Zambrotta, a sinistra, dove scivola con più facilità anche quando abbandona la trincea. Infine il capitolo Pazzini, sul quale vale una considerazione opposta a quella di Palombo: si vede che ha le pile cariche, è reattivo, un paio di volte si attorciglia lungo il perticone di Senderos ma è sempre lì in agguato, a testimonianza di un complessivo smalto che promette certamente meglio rispetto allo spento Gilardino.
Una bocciatura su tutte mette Marcello Lippi dinanzi alle sue responsabilità. È lui che ha voluto Cossu nei 30, poi l’ha lasciato nei 28, infine l’ha confermato al seguito dei 23 a causa dei due infortuni noti. È la sua carta di riserva. Il piccolo cagliaritano ha giocato il primo tempo ieri a Ginevra senza lasciare traccia alcuna. Diciamoci la verità, senza mancargli di rispetto: nel calcio, a certi livelli, ci sono e resistono le categorie, specie poi in un mondiale. E Cossu, quando l’asticella si alza in una sfida internazionale, paga pegno non certo per l’altezza ma per la qualità complessiva, inferiore a certi canoni indispensabili per partecipare alla spedizione in Sudafrica. A questo punto, nelle prossime ore dedicate al riposo prima della partenza per il Sudafrica, è auspicabile una riflessione da parte del ct, un tipo tosto e determinato, non è certo disposto a sorprenderci cambiando cavallo in corsa. Cossu è una boccia persa, con l’organico già ridotto significa rinunciare a una alternativa convincente. Bisogna allora fare un voto a qualche santo patrono degli azzurri e sperare nella guarigione, completa, di Camoranesi e Pirlo.
Si chiude qui la preparazione in altura. Da martedì notte è già mondiale, con poche sicurezze e molti interrogativi inquietanti. I più complicati riguardano la salute di Pirlo e la tenuta di una squadra, ieri sera in affanno nel finale e perciò con una condizione fisica indecifrabile. C’è bisogno di un vero in bocca al lupo.

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