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«Da troppo tempo e per note ragioni, la crescita economica del nostro Paese è stagnante. Non credo sia un problema politico poiché esiste un Governo ad ampia maggioranza in Parlamento. È possibile sia un problema legato alle Istituzioni della forma di Stato nel senso Federale. Questo tipo di riforma potrebbe aiutare ma dipende soprattutto dalla volontà politica della maggioranza e in parte dal consenso dei cittadini. Se la leadership politica desse priorità alle riforme economiche di cui abbiamo bisogno, riuscirebbe a trovare consenso e a convincere il Paese che è indispensabile attuarle». Così si esprime Guido Tabellini, classe 1956, sposato, due figli: un economista fra i più noti a livello internazionale. Laureato in Economia a Torino dove è nato, insegna in Bocconi dal 1994 ed è stato eletto rettore nel 2008, incarico già rinnovato fino al 2012. I suoi contributi più importanti sono nel campo della politica economica, soprattutto nell’analisi del rapporto fra istituzioni politiche e crescita economica. È autore di numerose monografie e di una vasta serie di articoli pubblicati su rivista scientifiche.
Dopo questi primi due anni di rettorato, qual è il panorama Bocconi oggi?
«È un’università proiettata nel mondo con sempre maggiore visibilità internazionale. Sempre di più il campo dell’economia ha bisogno di studenti con la capacità di gestire situazioni che vengono da lontano e appartengono a tradizioni diverse, di conoscere l’economia asiatica, la parte del pianeta che sta crescendo più di noi e quella dei paesi emergenti. Stiamo sforzandoci di preparare gli studenti italiani ad aprirsi verso tutti i paesi con maggiori opportunità economiche».
Quali sono gli obiettivi più importanti già raggiunti?
«Sono quelli di avere spinto ulteriormente la ricerca e la visibilità internazionale dei nostri docenti, ovvero di avere acquisito alcuni docenti importanti con riconoscimenti internazionali e di avere creato un clima interno di grande entusiasmo e di spinta verso obiettivi di eccellenza nella ricerca».
La Bocconi è il primo ateneo d’Italia, ma come sono considerati all’estero i suoi laureati?
«In alcune aree, la Bocconi è riconosciuta come una delle tre istituzioni top nel mondo per la qualità dei suoi laureati prima ancora che alla qualità dei suoi docenti. E questo è riconosciuto in economia come in management o in finanza, ovunque in area di management e in finanza. Se guardiamo al placement dei nostri studenti in finanza, moltissimi sono a Londra e a New York nelle grandi banche e sui mercati. Se guardiamo alle Fortune Five Hundred, un numero non trascurabile di grandi imprese multinazionali è oggi guidato da amministratori delegati che si sono laureati in Bocconi. Ad esempio, la nostra è la 28° università al mondo per avere tra i suoi laureati i top manager delle imprese incluse tra le Fortune Five Hundred. Molti sono i bocconiani ai primi posti nel mondo. In aree di eccellenza, la nostra università è fra i primi venti istituti riconosciuti in campo internazionale».
Il suo punto di vista su questo momento dal punto di vista economico in Italia. E sulla situazione in Grecia?
«Va rilanciata la crescita senza mettere a repentaglio la finanza pubblica. La crisi greca è una crisi profonda che apre grandi incognite. Non sappiamo quali esiti potrà produrre. In questo momento lo scenario più probabile è che l’Europa decida di erogare un centinaio di miliardi: è questa la cifra necessaria per arginare il problema durante un periodo di tre anni per dare possibilità alla Grecia di avviare un risanamento. Tuttavia se questo aiuto tardasse o fosse inferiore alle aspettative dei mercati, allora la Grecia sarebbe costretta a ristrutturare il suo debito. In questa situazione l’Italia non può permettersi di essere fragile e ondivaga, ma deve riuscire a rilanciare la crescita economica, altrimenti anche la finanza pubblica potrebbe rimanere in una situazione precaria».
Come giudica il comportamento un po’ anomalo di Angela Merkel sul problema greco? E stato forse causato dalle elezioni del 10 maggio?
«In effetti il comportamento della Germania è stato una delusione. Se l’aiuto che arriverà a breve fosse stato annunciato due mesi fa, oggi non saremmo in questa situazione».
A quali priorità deve puntare oggi il ministro Tremonti?
«Alla riforma fiscale che vuol dire lotta all’evasione, all’abbattimento dell’imposta sul lavoro per dare spazio alle imprese, alla riqualificazione della spesa pubblica, all’allungamento dell’età pensionabile per dare più assistenza a chi ne ha bisogno. E poi alle liberalizzazioni».
Come vede la situazione dell’Università in Italia e il programma del ministro Gelmini?
«Non sarà positiva fino a quando non si accetterà l’idea che gli studenti debbono pagare il costo dell’istruzione in toto. Lo Stato deve erogare prestiti e borse di studio a chi ne ha bisogno. Fino a quando le università non saranno autonome e non potranno fare le loro scelte non si uscirà da questa situazione. Il programma Gelmini è un passo nella direzione giusta, ma è ancora troppo centralista».
Prima della fine del suo mandato nel 2012 cosa vuole ottenere per la Bocconi?
«Vorrei che la Bocconi fosse sempre più universalmente riconosciuta come una delle migliori università europee. La nostra università deve diventare sempre di più un trampolino verso il mondo per i nostri studenti, indipendentemente dalla loro nazionalità. I nostri studenti devono diventare sempre più multilingue per trovare più facilmente lavoro all’estero. E magari non solo in management, economia, finanza e studi giuridici, ma anche in altri campi delle scienze sociali. L’università deve poter ampliare le sue sfere di ricerca didattica in campi vicini alle scienze sociali».
E per gli studenti bisognosi di aiuto finanziario?
«Abbiamo un articolato programma di borse di studio, esoneri e servizi, sia per studenti italiani sia per studenti stranieri, volte a premiare il merito oltre che a riequilibrare le differenze economiche. Basti pensare che con 1.492 posti letto a disposizione la Bocconi può garantire 1 posto ogni 9 studenti. Complessivamente poi ogni anno vengono garantiti 2mila interventi a favore degli studenti, per un totale di 20milioni di euro».

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