Kate Winslet s'imbruttisce per indagare

Kate Winslet s'imbruttisce per indagare

La provincia americana, chiusa in se stessa, tradizionalista, incapace di comprendere il mondo e popolata da personaggi inquietanti, continua a destare molto interesse, tra letteratura, cinema e televisione. In questi luoghi così oscuri - dominati da cromie grigie e fangose che suggeriscono temperature fredde per gran parte dell'anno - si consumano tragedie familiari, malesseri tra generazioni e il passato emerge spesso ingombrante, se non tragico, nelle vicende umane.

Pur non essendo tra i fan più accaniti di romanzi e racconti alla Kent Haruf ambientati nell'immaginaria Holt - preferisco pur sempre una vecchia cittadina europea con la piazza, la chiesa, il palazzo del governo, il teatro - intuisco la forza evocativa di tale drammaturgia. Richiamo a cui non ha resistito neppure Kate Winslet, attrice potentissima e carismatica, protagonista e produttrice di Omicidio a Easttown, la mini serie in sette episodi ora su Sky. Più efficace l'originale Mare of Easttown, dal soprannome della donna, investigatrice della polizia locale la quale, trovandosi a indagare su un caso d'omicidio scopre le connessioni malvagie in un luogo realmente esistente dalle parti di Philadelphia (non proprio un bello spot). Classico film di suspence psicologica, più dialogo che azione, destinato a crescere di puntata in puntata anche se a ritmi lenti, paragonato per certi versi a Your Honor, ma sembra che il finale sia migliore.

È stata più volte sottolineata la performance di Winslet. L'attrice inglese, dotata di una fisicità duttile oltre che di talento non comune, ha scelto di apparire più vecchia dei suoi 45 anni, sovrappeso, mal vestita, senza trucco, capelli sporchi e disordinati, accentuando imperfezioni e segni dell'età sul corpo. Come a dire, non voglio essere giudicata per bellezza o avvenenza ma per la capacità interpretativa. Dalla Charlize Theron di Monster in poi (era il 2003) diverse attrici hanno scelto questa strada, modellandosi sull'esempio di Frances McDormand, bravissima eppure un po' prigioniera del suo personaggio, che alla fine è sempre lo stesso. Winslet, invece, fa esattamente il contrario e ci mette al corrente del suo straordinario eclettismo: parla con l'accento del luogo, si muove con goffaggine, è perfettamente credibile nella parte.

Omicidio a Easttown si basa sull'eccellente interpretazione, proprio come capitava al giudice Bryan Cranston di Young Honor, però attorno la scrittura non esce da cliché troppo schematici. Non convince in particolare il trasferire il modello maschile del detective - piegato dalla vita, tormentato dall'ansia, divorato da infelicità, incapace di mantenere rapporti sentimentali e familiari - tale e quale nella protagonista femminile. Riscrivere insomma una Mare Sheehan come una delle tante figure stereotipate che popolano il poliziesco con pretese autoriali indebolisce la performance, comunque di gran livello. Come in ogni giallo sarà importante lo sviluppo della storia e rimettere tutti gli elementi a posto. Al momento, troppo Kate, troppo poco del resto.

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