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Kudrow: "Odiavano Friends perché era poco inclusiva"

L'attrice parla del ritorno di "The Comeback" su Hbo e ricorda l'ondata di rancore contro la mitica serie

Kudrow: "Odiavano Friends perché era poco inclusiva"
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Se siete preoccupati di come l'intelligenza artificiale cambierà le nostre vite, ecco fateci su due risate insieme con Lisa Kudrow (foto). Perché lei riesce a ridere proprio su tutto. Ve la ricordate, certo, l'attrice americana, la finta-tonta Phoebe della mitica serie Friends, una delle più amate degli anni '90. Presentando la terza stagione della deliziosa, tagliente e ironica serie The Comeback (da lunedì su HBO Max), con leggerezza ha ricordato l'ondata di odio verso di lei e tutto il cast ai tempi dell'uscita della sitcom statunitense. "Ci fu un enorme contraccolpo quando andò in onda Friends. La gente ci odiava ricorda l'attrice riferendosi alle critiche di scarsa inclusività, sessismo, omofobia e di un cast "troppo bianco" in clima di politicamente corretto -. Così ci siamo riuniti e abbiamo detto: Ok, dobbiamo solo tenere la testa bassa, smettere di fare interviste e portare avanti lo show".

Il ricordo è riemerso perché nella terza puntata di Comeback ci sono dei rimandi a Friends. "Non potevamo farne a meno - spiega ancora la Kudrow - perché stavamo girando nello stesso studio della serie". E Lisa continua a farsi beffe delle mode, tanto che questa terza stagione di The Comeback prende in giro gli studios che pensano di trasformare attori e showrunner in robot. Come nelle prime due serie (in onda nel 2005 e nel 2014), il suo personaggio Valerie Cherish, un'attrice di sit-com in declino, tentava di sopravvivere all'ascesa dei reality show, che secondo le più nefaste previsioni avrebbero dovuto segnare l'estinzione delle serie tv, nella nuova stagione affronta l'arrivo dell'Ia. In una sorta di tv nella tv, show nello show o mockumentary, Valerie/Kudrow in cerca di rilancio si imbatte in un ingaggio come protagonista di una fiction scritta dal computer. Affronta questo nuovo mondo cercando di salvare la "realtà" delle persone vere.

In sostanza, un ritratto lucidissimo di Hollywood e dell'industria di oggi, ma anche una speranza ("L'Ia non prenderà il sopravvento su tutto"). E, comunque, conclude Lisa: "La cura è ridere. E per me non c'è niente di meglio che far ridere le persone".

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