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Insegne e Privilegi nel Clero Genovese di Giuseppe Parodi Domenichi è una monografia (16 pagine) che racconta e spiega privilegi e prerogative di molte chiese genovesi concesse nei secoli dai pontefici. Riguarda abiti, titoli, onori, distinzioni araldiche. «La forma quando non degenera in formalismo serve a custodire la sostanza e aiuta la comprensione» ricorda nell'introduzione l'Arcivescovo Mauro Piacenza, Segretario della Congregazione per il Clero, dicastero pontificio che legifera in materia. Non a caso, le riforme post-conciliari cancellano molti segni, ma la parte conservata testimonia il rilievo della nostra Chiesa locale.
Nella sua introduzione Emilio Artiglieri, Preside della Sezione Ligure dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (che ha pubblicato il testo reperibile presso la Segreteria, via Goito 24/7A - tel. 010881976), ci offre un importante riferimento storico. Infatti il testo è stato edito nel 2009, nel 110° anniversario da che Leone XIII nominò i «Canonici» della nostra Chiesa Metropolitana in «Monsignori» con le insegne e i privilegi dei Prelati Domestici di S.S. (oggi detti Prelati d'Onore di Sua Santità). E fu un atto di considerazione del Papa per Tommaso Reggio, guida dell'Arcidiocesi, nel 1899, celebrazioni per l'VIII centenario da quando arrivarono in città le ceneri del Battista, Santo «protettore» di Genova dal 1327.
Il testo, dopo due pagine dedicate alla Metropolitana di San Lorenzo, affronta i Capitoli delle Collegiate (le quattro maggiori: S. Maria delle Vigne, Assunta di Carignano, N.S. del Rimedio, S. Maria Immacolata e le otto foranee di cui tre estinte e cinque ormai parte della diocesi di Chiavari). Illustra Abbazie, Santuari e Basiliche, a quali ecclesiastici competano ordini cavallereschi, quali infine siano le insegne araldiche, disciplina complementare della storia quando si conosca che l'Abbazia di S. Matteo si fregia dello scudo dei Doria, quella di S. Luca dello stemma Spinola o si conoscano gli stemmi degli Oratori. Parodi avanza una sorta di petizione a che S. Siro e S. Maria di Castello, l'una già cattedrale, l'altra concattedrale estiva, siano insignite di un Capitolo canonicale. Ricorda che il Capitolo Metropolitano esisteva fin dal secolo VIII, molto prima della promozione di Genova al rango arcivescovile.
Parodi, giornalista da 47 anni, «memoria storica» dell'Arcidiocesi (da giovane segretario vescovile), oggi Preside dell'Accademia Archeologica italiana, ha un sapere di cui il lettore comune è ignorante. Al testo, in una prossima edizione, penso che dovrebbe allegare un glossario per spiegare elementi di base: cos'è il Capitolo Cattedrale, cosa il Capitolo Collegiale, quali le distinzioni tra Canonico, Canonico soprannumerario, Canonico onorario per cui vale il non insignificante particolare della prebenda.
Un esempio della necessità di spiegare è in un privilegio isolato, da lui citato: nel 1179 durante il Concilio Lateranense III, Alessandro III concesse la mitra bianca al Canonico Magiscola (pro tempore e privilegio mai messo in atto). In quel secolo San Bernardo aveva rimproverato l'interesse degli abati per tale privilegio episcopale. Con l'indicazione attuale, del 1968 (Paolo VI), l'uso della mitra e delle insegne episcopali è dato solo ai prelati che pur privi della dignità episcopale hanno vera giurisdizione: non solo forma, ma anche sostanza! Senza un glossario però, guardando un'assise di ecclesiastici, saremo ancora a chiederci perché i loro cappelli differiscano fin nel colore.
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