L’analisi I respingimenti? Per l’Ue quelli francesi sono ok

Sgombrate le misere cose dei 7-800 immigrati clandestini afghani e iracheni che hanno scelto la fuga, arrestati i 276 ostinati che, incuranti dell’arrivo delle forze dell’ordine nella «giungla», speravano sempre di riuscire a nascondersi nel frattempo in qualche Tir in partenza per la Gran Bretagna. L’ordine regna al Pas de Calais, nord del nord della Francia dove Sarkozy, servendosi del suo ministro dell’immigrazione, il socialista Besson, ha deciso la bonifica dopo valanghe di proteste dei residenti. Le associazioni umanitarie hanno fatto il loro, invocando (ma per la prossima volta) un trattamento diverso da parte del governo, la stampa francese esulta - specie quella locale - o prende timidamente le distanze.
Tace invece il commissario Ue (francese) Barrot che in altre occasioni aveva chiesto chiarimenti ai governi che decidevano la bonifica di qualche terreno. Ma tace soprattutto l’Europarlamento che al solo ventilare di provvedimenti contro l’immigrazione clandestina, in Italia, ruggiva e mugghiava come se nella penisola si stessero approntando lager di stampo neo-nazista. Non è la prima volta. Anche a Patrasso, tre mesi fa, i greci hanno sgombrato le bidonville di profughi che cercavano un passaggio clandestino al di là dell’Adriatico. Silenzio di tomba del Pd, dell’Italia dei valori, della sinistra europea sempre pronti a bombardare di interrogazioni e di appelli la commissione e la Corte di giustizia quando Lampedusa era al limite dell’esplosione o quando la Marina militare invitava i barconi in partenza dalla Sirte a cambiare rotta rispetto alla Sicilia.
Giusto qualche settimana fa la voce dell’affondamento di una carretta del mare, con strage di poveretti reindirizzati dai maltesi sulle nostre coste aveva fatto scandalo: richieste di chiarimenti, velleità di condanne, istanze e petizioni tese a colpire al cuore il governo Berlusconi. La presidenza di turno, svedese, s’è limitata ad ammettere - in sintonia con Roma - che il problema dei profughi in effetti ha bisogno di una soluzione comunitaria che ancora non s’è raggiunta tra i 27. Ma nessuno s’è accorto intanto dei dati che Fortress Europe aveva distribuito sulle stragi in mare: delle quasi 12mila persone perite in naufragi tra l’88 e il 2008, quelle scomparse nel canale di Sicilia sarebbero un paio di migliaia, contro le più di 8.000 sparite nei flutti tra l’Africa e le Canarie. Delle quali, però, non ha mai parlato nessuno. Al pari, quasi, dei 40 morti (in due riprese, nel 2005 e nel 2006) tra coloro che tentavano di scalare il «muro» costruito dal democraticissimo governo socialista di Zapatero a Ceuta e Melilla e finiti nel mezzo tra i lacrimogeni e le pallottole di gomma della polizia iberica e quelle vere delle forze dell’ordine marocchine.
Del resto la sinistra, specie quella italiana, si bea dell’illusione che solo il nostro esecutivo stia tramando alle spalle della povera gente che arriva per cercare un lavoro. Non molto tempo fa la capogruppo del Pd in Senato Anna Finocchiaro arrivò a sostenere che «il reato di immigrazione clandestina non esiste in nessun paese del mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America». Ignorando (che sarebbe già grave) o facendo finta di non sapere (il che sarebbe peggio) che negli Usa c’è l’articolo 8 dell’Immigration Act che prevede lunghe detenzioni proprio per immigrazione clandestina, che lo stesso è previsto in Gran Bretagna fin dal ’71, che anche Parigi ha adottato una linea molto netta - basti pensare che delle 27mila domande di asilo presentate in Francia nel 2008 ne sono state respinte seccamente il 98% - e che persino in Germania è stata varata la Aufenthaltsgesetz che prevede un anno di carcere per l’immigrato clandestino e addirittura tre anni per il recidivo che non ha ottemperato all’ordine di lasciare il territorio nazionale. E questo mica per decisione di vecchi governi conservatori, ma su impulso del socialdemocratico Schroeder che, evidentemente, non solleticava i cuori e le menti degli eletti all’Europarlamento. Soprattutto la velleità tutta italiana di difendere a ogni costo il popolo dei barconi e, con loro, quello dei trafficanti di uomini che di essi si servono per lucrare. A Bruxelles e a Strasburgo ci si stracciano le vesti solo ed esclusivamente per le decisioni del governo italiano. Alcune decine, nella scorsa legislatura, le richieste di una severa presa di posizione contro l’ipotesi di reato di immigrazione clandestina fatta intravedere da Maroni. Quasi il doppio le intimazioni allo stop quando in prima fila erano invece Fini e Bossi con la legge che porta il loro nome. Quanto succede altrove, evidentemente, interessa meno. E se qualcuno lo fa notare e punta un dito contro di loro ipotizzandone la strumentalità delle accuse, fanno finta di nulla o sono pronti a inserirti nella bieca schiera dei servi del potere.

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