L’APPELLO Bondi fermi quello scempio a Milano

Ho letto il lodevole programma del ministro dei Beni e delle Attività culturali, con considerazioni in larga misura condivisibili, e mi congratulo per le sue buone intenzioni. Due punti mi sembrano importanti e decisivi, considerando che l’autonomia dei musei sia una questione prima pratica che estetica, e quindi di più facile soluzione, benché (...)

(...) investa anche il ministero dell’Economia: la tutela del paesaggio e la qualità architettonica.
Nel caso della prima, come ripeto da molti mesi, invano attendendo un richiamo del presidente della Repubblica all’articolo 9 della Costituzione, si è superato il tempo massimo, e i buoni propositi sono irrisi dall’azione criminale e mafiosa di chi non intende il nesso fra natura, paesaggio e coltivazione agricola e, di giorno in giorno, sfregia e cancella ciò che il ministro, con tutta la buona volontà, intende proteggere. D’altra parte le norme europee garantiscono finanziamenti proprio per la diversificazione delle attività agricole. Così alberi e boschi vengono eliminati per impiantare parchi eolici, e aree agricole con ulivi, aranci e viti trasformate in lugubri installazioni di pannelli solari. Eolico e fotovoltaico, nel vano miraggio dell’energia pulita, sono il più devastante attacco al paesaggio compiuto negli ultimi cinquant’anni, peggio dell’abusivismo e della speculazione edilizia. Il ministro Bondi, attraverso lo strumento del vincolo, così come ha fatto con l’Agro romano, deve tutelare il Meridione d’Italia, più povero e quindi esposto a corruzione della pubblica amministrazione e alla utilizzazione dei fondi comunitari per compensare la paralisi delle attività produttive e dell’agricoltura.
In diverse occasioni ho affrontato l’argomento per ciò che accade in Sicilia con la dimostrata presenza della mafia negli impianti cresciuti come funghi nel Trapanese, nell’area tra Mazara del Vallo, Marsala, Gibellina, Salemi, ma anche nel Catanese e nell’Agrigentino. Uno scempio senza precedenti di quel paesaggio mirabile che fu celebrato da Rosario Assunto e da Cesare Brandi, autori citati, ammirati e certamente amati anche dal ministro Bondi. La strada da Palermo a Mozia è indicata come una delle più belle del mondo ed è oggi un calvario di gigantesche e mostruose pale.
Ma un’esperienza terribile mi è occorsa qualche giorno fa muovendomi dalla Campania alla Puglia verso Accadia, città natale di Anna Salvatore, notevole pittrice dell’epoca della Dolce Vita, amica di Guttuso, Fellini, Pasolini, Moravia. Non mi ero mai spinto in quel territorio dominato dalla bellissima rocca di Sant’Angelo. E immagino che nei suoi spazi interminabili e nella natura selvaggia quei luoghi mitici fino a qualche anno fa dovessero apparire mirabili e incontaminati. Provi ora il ministro a rifare il percorso: migliaia, dico migliaia di pale eoliche, imminenti fino al ciglio di strade e sentieri, o dominanti in lontananza sul crinale delle colline spuntano ovunque, come un barbaro assedio di inaudita, ingiustificata violenza, a spazi che furono per il libero sguardo e per il volo degli uccelli. Da qualunque parte si è circondati. Sgradevole sensazione che ho anche a Salemi, ma che qui appare potenziata, intensificata, dolorosa. E, per chi viene dalla Puglia, già annunciata a Candela per poi implacabilmente riprodursi di valico in valico, di collina in collina.
Già Italia Nostra chiese incontri e fece appello al ministro per interrompere questo scempio selvaggio superando con una legge nazionale, e tanto più nella prospettiva del 150º anniversario dell’unità d’Italia, le scellerate decisioni degli enti locali, dalle Regioni ai Comuni disponibili per cupidigia a vendere il paesaggio per mance e tangenti. Non c’è più tempo di pensare norme: occorre agire, con vincoli e con lo strumento di un decreto legge che onori la Costituzione, tuteli l’immagine dell’Italia e del suo paesaggio, attraverso i poteri già attribuiti al ministero dei Beni culturali e dell’Ambiente.
Quanto al secondo punto, mentre leggo dell’interesse e dell’attenzione del ministro per la qualità architettonica, in prospettiva di una rapida approvazione del disegno di legge quadro, apprendo che, forse per allinearsi con i grandi obiettivi dell’Expo di Milano, il ministro Matteoli e il ministro Bondi avrebbero annunciato il loro impegno con i contributi del governo per la rapida realizzazione della biblioteca europea. Altra lodevole impresa, fortemente voluta dall’assessore alla cultura Carrubba e dalla ben nota dottoressa Mottola Molfino che hanno promosso un concorso pubblico vinto dall’architetto Peter Wilson nell’area dell’ex scalo ferroviario di Porta Vittoria. Nonostante la passione e la buona volontà di Antonio Padoa-Schioppa che è fervidamente convinto della bontà dell’impresa, il progetto (non mancherà di riconoscerlo il ministro Bondi) è di inarrivabile bruttezza, quasi peggio della teca dell’Ara Pacis a Roma. Probabilmente un edificio funzionale ma mostruoso per il quale sono necessari, anche con ulteriori acquisizioni di patrimonio librario, circa 300 milioni di euro. Un’impresa perfetta per una concezione retorica dell’Expo e nobile per le sue finalità.
Ma la città della biblioteca Sormani, della Braidense, dell’Ambrosiana, in mirabili edifici storici, non può accogliere il suo patrimonio librario, anche volto al futuro, in una struttura così banale e sciocca con incastri di volumi di concezione architettonica attardata come nei peggiori anni Settanta. Meglio risparmiare quei denari e spenderli per acquisire edifici storici nei cui spazi umani accogliere i libri e la documentazione previsti per la biblioteca europea. Sostenere la ricerca, aiutare i giovani, contribuire ai loro progetti, donare loro libri con quei 300 milioni di euro è certamente una soluzione più intelligente e giusta per favorire l’idea di una città di lettori sensibili e curiosi che non sono gli astratti numeri che renderebbero necessaria la biblioteca europea. Lo può sperimentare chi a Buenos Aires veda la biblioteca nazionale di cui fu direttore Borges e la nuova alienante, mostruosa sede dove ora sono accolti quei libri. Le biblioteche nuove come questa, minacciata a Milano, sono come le moderne architetture religiose, senz’anima e vita rispetto alle chiese gotiche, rinascimentali e barocche.
Se il ministro dei Beni culturali vuole qualità architettonica non dovrà consentire che la biblioteca europea di Milano venga costruita. Non basterebbero tutti gli artisti del mondo per renderla un luogo vivo.

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