L’arte contemporanea ricomincia in periferia

L’arte contemporanea ricomincia in periferia

Un cavallo nero si aggira guardingo e un po’ stranito tra le pareti di uno studio d’artista, tra grandi tele e mobili retrò, in un’atmosfera carica di emotività accentuata da una sinfonia in sottofondo. Il video realizzato da Daniele Pignatelli scorre su un monitor solitario posizionato in un canto dell’hangar; dalla parte opposta, in una stanza buia, altri due video speculari proiettano sulle pareti il moto perpetuo di due danzatrici che paiono fluttuare in uno spazio senza tempo in sincrono con le onde del mare. Le opere fanno parte del progetto intitolato «Io ed Esso... Ergo Sum» che inaugura la nuova stagione d’arte contemporanea milanese e che, nel nuovo spazio di Bianca Maria Rizzi e Mathias Ritter, regala nuova luce alle poeriferie cittadine. Così come era avvenuto negli anni scorsi a Lambrate, nei capannoni indusrtriali di via Ventura, i due galleristi hanno recuperato un grande ex laboratorio artigianale di via Tertulliano - nella zona dell’Ortomercato - per farne un laboratorio di cultura artistica underground. Nello spazio c’è poco dell’asetticità glamour dei loft che ospitano i vernissage nostrani, e c’è invece molto dell’anima spartana che si respira nei seminterrati d’arte newyorkesi o berlinesi. Il concetto, spiegano, resta quello del laboratorio giovanile, che ben si addice alla mostra inaugurale che mette in tandem due artisti internazionali specchio della nuova estetica generazionale: il fotografo-filmaker Daniele Pignatelli e il poliedrico artista tedesco Kinki Texas. Dai contenuti poetici totalmente opposti - «neoclassicista» il primo, graffitista psichedelico il secondo - i due artisti sono legati dalla comune sperimentazione sull’immagine in movimento, spaziando trasversalmente dalla fotografia al disegno alla pittura. Le figure che popolano le tele e i video di Texas - animali a tre teste, scheletri in abiti da cowboy e cani assetati di sangue - sono creature che attingono ad un mondo onirico e infantile, tra colori acidi e maschere tribali. Un’opera che si scontra con quella noir e meditativa di Pignatelli, eppure il disordine si ricompone nell’armonia di un multilinguismo che più di tutto riesce ad esprimere i bisogni e le modalità espressive degli artisti d’oggi.

La crisi del mercato, che certo non ha risparmiato l’arte, può in questi casi aprire nuove strade alla pura creatività e così anche il recupero delle periferie, spesso decantate invano dalle amministrazioni pubbliche, può passare proprio attraverso laboratori di sperimentazione come quello di via Tertulliano 70. «Oltre alle mostre - spiega la Rizzi- potremo organizzare eventi e videoconferenze con artisti che non vivono in Italia».

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