"L'Atlante" necessario di Stenio Solinas

Due anni di lavoro, ottocento pagine, decine di articoli rivisti e antologizzati, dal 1993 a... poche settimane fa. Questo è l'Atlante ideologico sentimentale di Stenio Solinas

"L'Atlante" necessario di Stenio Solinas

Due anni di lavoro, ottocento pagine, decine di articoli rivisti e antologizzati, dal 1993 a... poche settimane fa. Questo è l'Atlante ideologico sentimentale (GOG, pagg. 840, euro 27) di Stenio Solinas, firma del Giornale, a lungo caporedattore della Cultura e poi inviato. Questo immenso Zibaldone, di cui vi offriamo in queste pagine due assaggi dal sapore molto diverso, prova che Solinas è una colonna della cultura italiana, senza limitazioni di genere. Semplicemente è il migliore. Lo so, sono di parte, ma dico la verità. E adesso spiego perché.

Guido Piovene, il fondatore della Terza pagina di questo quotidiano, una volta scrisse che c'è solo una regola per essere validi giornalisti culturali: non essere troppo giornalisti. Intendeva dire, come poi ha spiegato, che seguire spasmodicamente i fenomeni del momento porta quasi sempre alla incapacità di dare giudizi obiettivi e fondati. Ecco, se voi sfogliate l'Atlante, diviso in cinque sezioni (Italia, Francia, Donne, Vite e Orientalismi, Esotismi, Snobismi), scoprite subito che l'agenda di Solinas è attenta all'attualità senza esserne condizionata. Per questo può legare i Finzi Contini alla contestazione o Il conte di Montecristo all'epoca post Tangentopoli ricavando sempre chiavi di lettura del tutto originali. Viaggiatore innamorato di Chateaubriand, passa con occhio occidentale (ma sinceramente curioso) su Beirut e il Medio Oriente. Quando scrive di letteratura, sfodera un acume critico di gran lunga superiore a quello di molti critici d'accademia. Sugli scrittori francesi, da Céline a Montherlant, da Morand a Chardonne, fa testo. Nell'Atlante incrocerete spesso nomi «maledetti» dalla cultura italiana: Robert Brasillach, Maurice Bardèche, Lucien Rebatet e molti altri.

E qui torniamo da dove siamo partiti. Da Piovene: «Prima di tutto la cultura deve dire che non esistono, mai e in nessun caso, idee scandalose; inoltre, da qualunque parte provenga, dovrebbe essere tutta insieme una terza forza, una terza forza critica sulla parte avversaria, ma ancora di più sulla propria, a cui dovrebbe stare addosso». Altrimenti si lascia spazio al vuoto critico (come oggi in Italia) con l'aggiunta, scrive ancora Piovene, di «poter imporre in quel vuoto, a un pubblico disorientato, alcuni valori arbitrari».

Nel Candide di Voltaire (1759) il senatore veneziano Pococurante pronuncia la frase: «In tutta la nostra Italia, si scrive solo quello che non si pensa». Vi è una persistente tendenza a ricascarvi. Non nel caso di Solinas.

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