Ma l’ideatrice della proposta non ha figli...

Una cosa è certa: Barbara Saltamartini, la trentasettenne deputata azzurra che vuole bloccare gli uomini in carriera per quattro giorni a casa a occuparsi di pannolini, non ha figli. Però, con la sua proposta pensa di «aiutare le famiglie a fare figli e le donne a rimanere nel mondo del lavoro». Poco importa se in una fase di crisi economica, i costi concreti gravano sulle aziende. «Anche questo è sviluppo» dice convinta. La sua sembra una battaglia contro i mulini a vento. Ma la signora Saltamartini ha le sue convinzioni. Non precisamente dettate da una formazione professionale. In tasca ha solo una maturità scientifica (niente laurea) e nel curriculum della Camera ha scritto di essere un politico nonché un’imprenditrice che opera nel settore della comunicazione. Niente corsi di pedagogia o specializzazioni dello stesso filone. Saltamartini si è fatta la sua opinione sulla maternità (le gioie ma soprattutto i doveri paterni) tutta concentrata sulla nascita. Il momento in cui un bebè è avvinghiato alla mamma come se avesse ancora attaccato il cordone ombelicale. Forse la nascita di un figlio le farebbe cambiare idea. Ma in attesa di un lieto evento, Saltamartini si dedica alla politica, anima e corpo. Alla Camera vanta presenze da record: 5389 elettroniche su 6148, l’87,65%. E sottoscrive proposte su proposte, di vario genere. Dalle norme sull’epilessia, alle agevolazioni fiscali per dell’arredamento della prima casa da parte di nuove coppie. Dalla disciplina delle attività subacquee e iperbariche alla legge quadro sulla diffusione delle zanzare. Non manca di occuparsi di sostegno dello sport femminile per la tutela della maternità delle atlete e non dimentica la salvaguardia degli agrumeti calabresi. La sua firma spicca anche sotto la richiesta dell’istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana. Una Barbara iperattiva. E il suo look non la tradisce. Sobrio, da signora bene. Capelli castani curati e immancabili orecchini di perle alle orecchie. Si concede un vezzo invernale, uno sciarpone annodato al collo con cui si fa immortalare anche nelle fotografie ufficiali. La sua estrazione politica è firmata An. Inizia la sua militanza a Roma e dal partito di Fini non se n’è più andata fina quando, con la nascita del Popolo della libertà, ha voltato le spalle al generale in capo. C’era anche lei, l’altro giorno, al palazzo dei congressi dell’Eur, per la kermesse politica «Più unito il Pdl, più forte l’Italia» e faceva parte delle duemila persone che hanno preso le distanze da Gianfranco Fini. Del resto Silvio Berlusconi la nomina responsabile nazionale del Settore Pari opportunità del partito e di questo gli è grata. In questi anni ha portato avanti numerose iniziative politiche a sostegno della maternità e la famiglia come l’assegno alle ragazze madri, l’istituzione del numero «Salva bebè» contro l’abbandono dei minori. Ma solo ora, con il ddl sul congedo ai padri, Saltamartini è salita agli onori della cronaca. Vuole «cambiare la realtà» per «introdurre il concetto di pari responsabilità di cura, crescita ed educazione dei figli da parte di entrambi i genitori». Come se bastassero 4 giorni di riposo forzato a insegnare a voler bene ai figli.

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