L’industria tessile al governo: «Deve difenderci a Bruxelles»

«Ai sogni dei consumatori ci pensiamo noi, continuando a fare cose belle, ma lei signor presidente punti i piedi a Bruxelles e ci porti a casa il regolamento europeo sul Made in». Si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi il presidente di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi, dando voce alla platea di industriali tessili, che dalla presenza del premier all’inaugurazione di Milano Unica si attendono risposte decisive per dare uno strappo alla crisi. A cominciare dalla tanto attesa normativa europea sull’indicazione d’origine delle merci - tema particolarmente sottolineato dal vicepresidente di Confindustria, Paolo Zegna, che lo definisce «non una misura difensiva, ma un discorso di trasparenza» -: ma serve anche una mano tesa alle aziende, sia da parte del sistema bancario che deve accompagnarle fuori dalla crisi sia attraverso la defiscalizzazione degli accordi aziendali.
Queste le richieste principali di un settore che rivendica orgogliosamente il suo ruolo strategico per il Paese: e il premier non si tira indietro. Parla da imprenditore tra gli imprenditori, elogiandoli perché «sapete trarre il bene anche dal male, questo è l’atteggiamento giusto» e assicurando «il mio impegno personale» perché si arrivi al più presto alla soluzione sul Made in, una questione in discussione ormai da tempo: sarà però necessario attendere l’insediamento della nuova commissione europea perché il governo possa dispiegare pienamente la sua azione. In ogni caso, «la tracciabilità del prodotto e la lotta alla contraffazione sono pilastri importanti per tutti i settori», ha ricordato Silvio Berlusconi. E il presidente del Consiglio non si è sottratto alle altre richieste dell’industria tessile, annunciando l’apertura del tavolo sulla defiscalizzazione degli stipendi di secondo livello «entro due o tre settimane, dopo la consegna delle case all’Aquila il 15 settembre». Nell’attesa, l’impegno è quello di fare squadra, come hanno sottolineato un po’ tutti gli imprenditori intervenuti, primo fra tutti il presidente di Milano Unica, Pier Luigi Loro Piana: «Stiamo reagendo bene, quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto e continuiamo a farlo, senza indugi o paure - ha detto -. Bisogna guardare oltre per essere i primi e i migliori al nastro di partenza della ripresa, perché noi crediamo che questa sia la stagione della svolta: ma il problema è arrivarci con così pochi ordini in portafoglio. Una riduzione, quella del secondo semestre 2009, che stimo tra il 20 e il 50% in confronto all’anno scorso: è la terza stagione col segno meno e speriamo che sia l’ultima».
Una squadra dove entrano a pieno titolo anche le istituzioni lombarde, schierate al completo a fianco dell’imprenditoria tessile: Milano è la capitale della moda, e il legame fra tutte le componenti della filiera dell’abbigliamento è fondamentale, anche perché uno dei distretti chiave, quello della seta, è storicamente radicato a Como, fin dai tempi di Renzo e Lucia. Da qui la scelta di riunire nei padiglioni della Fiera milanese tutte le rassegne del settore, che prima venivano tenute in città diverse: ed ecco perché «Milano Unica è una dimostrazione di come si fa sistema», come ha sottolineato il sindaco Letizia Moratti. Tanto più che un terzo delle imprese tessili italiane lavorano in Lombardia e «la Regione sostiene le aziende», ha ricordato il governatore Roberto Formigoni, citando i tre nuovi bandi a sostegno della competitività varati proprio ieri: 13 milioni per finanziare investimenti, innovazione e sviluppo.

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