L’Inghilterra non esce dalla morsa della crisi Le Fed marca le banche

Le ultime sacche di resistenza della recessione colpiscono l’Inghilterra, ovvero il Paese considerato più dinamico rispetto al resto dell’Europa, ma ancora vittima dell’eccessiva finanziarizzazione dell’economia su cui si è puntato in passato. Quegli stessi eccessi che il numero uno della Federal Reserve Ben Bernanke intende ora contrastare anche attraverso la marcatura stretta del sistema bancario, destinato a essere sottoposto a un’altra tornata di stress test per verificarne la solidità patrimoniale.
D’altra parte, come è tornato a ripetere ieri il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, non è ancora il momento di abbassare la guardia, né di rimuovere le misure di emergenza anti-crisi: «Si rischierebbe di uccidere la ripresa». Una recovery peraltro ancora assente nel Regno Unito. Mentre Francia e Germania hanno ormai da tempo scollinato lasciandosi alle spalle il Tourmalet della recessione e l’Italia è pronta a riannodare i fili dell’espansione economica dopo cinque trimestri di vacche magre, la Gran Bretagna ha colto ieri un po’ tutti di sorpresa con l’annuncio di una nuova frenata del Pil. È la sesta consecutiva (mai così male dal dopoguerra), questa volta registrata tra luglio e settembre. Un meno 0,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che porta a una contrazione su base annua del 5,2% dal sapore amaro per la coalizione di governo. Gli sforzi prodotti per rianimare l’economia britannica non sembrano infatti aver prodotto finora alcun risultato, e farne le spese è anche la sterlina, scesa a 0,9190 sull’euro e a 1,6337 dollari.
Lo scenario resta insomma plumbeo e apre la strada al possibile incremento del piano di acquisto di bond da parte della Bank of England, che sette mesi fa aveva messo in conto 175 miliardi di sterline. In assenza di un’inversione di tendenza, rischia quindi di essere caro il prezzo che i laburisti potrebbero pagare nel prossimo mese di giugno, quando si apriranno i seggi elettorali.
Dall’altra parte dell’oceano, Bernanke è più rassicurato dal passo dell’economia e da turbolenze finanziarie che «si stanno calmando», ma torna a spronare il Congresso affinché metta mano al sistema di regole che governano la finanza per «ridurre la probabilità e la severità di ogni eventuale futura crisi. Non si può perdere di vista - aggiunge il presidente della Fed - la necessità di riorientare l’approccio alla supervisione e rafforzare il contesto regolatorio e legale per aiutare a prevenire il ripetersi di una crisi come quella degli ultimi due anni». Sul fronte del capitale delle banche, Bernanke osserva come «ulteriori misure sono necessarie per assicurare che le banche abbiano un adeguato livello di capitale». La banca centrale Usa intende quindi estendere il suo programma di stress test, con «esami orizzontali più frequenti, vasti ed accurati», per verificare se gli istituti sono in grado di far fronte a congiunture sfavorevoli. A inizio anno, la Fed aveva controllato la struttura patrimoniale di 19 banche, di cui 10 risultate capitalizzate in modo non adeguato.
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