L’intervento Al cinema l’Italia funziona malgrado «Draquila»

L’ESEMPIO «Le quattro volte» presentato a Cannes dimostra che la nostra produzione è viva

Cala il polverone sul «caso Draquila» (anche se rimane la sensazione di avere regalato al film un pubblico, altrimenti lontano, che è stato attratto dalla idea di manifestare opposizione al governo) e si ricomincia a ragionare su un cinema italiano che (come ha ben ricordato il ministro Bondi) non è soltanto rabbia e malessere.
Non perché rabbia e malessere non debbano per principio essere elementi costitutivi dei film: se fosse così escluderemmo dagli schermi i quattro quinti del cinema di tutto il mondo e persino le avventure di Robin Hood potrebbero essere sottoposte a severo giudizio. Piuttosto perché la funzione di denuncia e di preventiva satira appaiono, in generale, insufficienti a reggere e sostenere da sole la complessità e la ricchezza del linguaggio cinematografico.
Il cinema italiano è, fortunatamente, ancora vitale e necessario. Non accetterebbe volentieri di farsi chiudere in una stretta dimensione di provocazione e opposizione precostituita. D’altra parte non è affatto detto che per uscire da questo ghetto ci si debba per forza rifugiare in quello della commedia e della rappresentazione giovanilistica.
La ricchezza espressiva del film è tuttora insuperata. Un film (come del resto insegna la stagione della commedia all’italiana) può parlare contemporaneamente al cuore e al cervello, può agire nella sfera dell’impegno e dell’intrattenimento, può e deve rivolgersi a tutti.
Ce lo ha ricordato nei giorni scorsi il passaggio qui a Cannes del bellissimo Le quattro volte. Il film di Frammartino è la migliore dimostrazione di come la ricchezza espressiva (frutto del lavoro e della lunga ricerca) possa alla fine comporre un discorso a molti livelli che rifiuta di farsi restringere in una dimensione limitata per quanto provocatoria.
Ogni spettatore vi troverà qualcosa di prezioso da portare con sé. Dalla «bellezza» della natura all’interesse etnologico. Dalla riflessione documentaristica alla dolorosa consapevolezza della trasmutazione che l’essere umano deve compiere (o dovrebbe compiere) nel corso della sua vita.
Cinema, dunque. Cinema a tutti gli effetti, provocatorio e problematico, capace di aiutarci a capire e a cambiare. Cinema che Cinecittà Luce è orgogliosa di avere aiutato a esistere e a diffondersi. Cinema che dobbiamo continuare a difendere e a propagarsi per il mondo.
Per non finire in gloria, una osservazione addolorata. Sarebbe stato legittimo aspettarsi una attenzione e una presenza della Regione Calabria nel momento in cui una immagine così diversa dalla solita veniva offerta all’osservazione di tutto il mondo. Invece non si è visto proprio nessuno, nemmeno per strumentale interesse regionale. Il messaggio sembra essere ancora che Reggio Calabria è troppo lontana da Cannes. E questo sì che è un messaggio da rifiutare.

*Amministratore delegato Cinecittà Luce spa

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