L’Italia cerca nuovi spazi in Giappone

Paolo Giovanelli

nostro inviato a Tokio

Era atteso un milione di visitatori, ne arriveranno almeno due: al padiglione italiano dell’Expo 2005 di Aichi, in Giappone, i responsabili dell’Ice (l’Istituto del commercio estero), che ha organizzato la presenza del nostro Paese, non nascondono la soddisfazione (e la fatica) per un successo di dimensioni inattese. I commerci tra Italia e Giappone, infatti, stentano a decollare, ma è arrivato il momento di premere sull’acceleratore: l’economia giapponese ha ripreso a crescere dopo anni di stagnazione.
Va detto che l’immagine dell’Italia fatta solo di mandolini e pizza è ormai ampiamente alle spalle. Quella conosciuta dai giapponesi è oggi fatta di cultura, di arte e di prodotti di classe: dai vini, all’agricoltura di pregio, alla moda. A dire il vero, è l’Italia stessa che è di moda, con due milioni di presenza turistiche nel 2004. Recentemente Yuji Nemoto, presidente onorario della Confindustria giapponese, il Keindaren, è stato a Milano per un incontro d’affari e, benché non più ragazzino, ha voluto recarsi a Firenze per vedere la Venere del Botticelli.
Nella città di Nagoya, a pochi chilometri da Aichi, un imprenditore giapponese innamorato del nostro Paese, Tatsuya Yoshidome, ha costruito un «Villaggio Italia» che comprende una «fetta» di Venezia con canali, gondole originali e gondolieri che provengono da Napoli e Genova, piazza San Marco in formato ridotto, piazza della Signoria di Firenze con un Davide di Donatello in dimensioni naturali, una mostra (notevole) dei vetri di Murano, oltre all’immancabile supermercato di prodotti italiani, sempre affollato.
Se mai, il problema è oggi far capire ai giapponesi che l’Italia non ha solo da esportare moda e prodotti alimentari di qualità, ma anche tecnologia. Ferrari e Ducati suscitano oggi ammirazione, ma dietro di loro il prodotto industriale italiano fa fatica ad affermarsi.
E anche qui è una questione di immagine: sul quotidiano Asahi Shimbun di pochi giorni fa c’erano due notizie illuminanti. La prima poneva una domanda: dove andare in vacanza? E rispondeva: in Italia, a Pompei, con una bella foto delle rovine. Una scelta che può valere qualche migliaio di turisti in più in Italia. Non male.

La seconda parlava di un rally di auto a energia solare da Kioto a Nagoya, organizzato dalla Michelin, che in questo modo propagandava la tecnologia francese. Forse persino meglio. E non a caso al padiglione italiano era esposto anche il motore diesel common rail della Fiat.

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