L’omaggio di Napolitano a Genova

L’omaggio di Napolitano a Genova

«Non è solo per ragioni di cronologia storica che le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia partono dalla spiaggia e dallo scoglio di Quarto»: lo riconosce il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso delle due cerimonie ufficiali che concludono, nella mattinata di ieri, la visita di due giorni a Genova. Per l’occasione sono arrivati anche i presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Gianfranco Fini, e i ministri Ignazio La Russa e Sandro Bondi, insieme ai vertici delle forze armate e delle istituzioni locali. Tra gli esponenti politici, c’è il segretario dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Di fronte a loro Napolitano non ha remore a insistere nel concetto che gli sta più a cuore: «Serve più che mai spirito unitario. Le celebrazioni per l’Unità non sono tempo perso, né denaro sprecato». E ancora: «Le iniziative comprese nel sobrio programma per la ricorrenza fanno tutt’uno con l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi aperti che ci stanno davanti, impegno che si nutre di un più forte senso dell’Italia e dell’essere italiani». Una ulteriore sottolineatura di Napolitano riguarda la coesione sociale: «Far rivivere nella memoria e nella coscienza del Paese le ragioni di quell’unità e indivisibilità con cui nacque l’Italia - sottolinea ancora il Presidente - serve a offrire una fonte di coesione sociale come base essenziale di ogni avanzamento, tanto del Nord quanto del Sud, in un sempre più arduo contesto mondiale. Celebrando il 150° dell’Unità d’Italia guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici la linfa per rinnovare tutto quello che c’è da rinnovare nella società e nello Stato». E soprattutto, «le iniziative del programma - conclude Napolitano - non possono essere rivolte in polemica con nessuna parte politica, né formare oggetto di polemica pregiudiziale da parte di nessuna parte politica. C’è spazio per tutti i punti di vista e per tutti i contributi. In questo spirito onoriamo oggi i patrioti, gli eroi e i caduti dei Mille».
A salutare con favore queste parole è il sindaco Marta Vincenzi: «Siamo orgogliosi - dichiara - che Genova sia la città cui spetta il ruolo ambito di dare l’avvio alle celebrazioni con la commemorazione di un avvenimento fondante dell’unità nazionale: la partenza da questi scogli di Garibaldi e dei Mille, temeraria occasione che riempì di entusiasmo il resto d’Italia e consentì di trasformare il Risorgimento da aspirazione di elite in movimento popolare». Si aggiunge Fini, secondo cui occorre innanzi tutto lasciare da parte le polemiche: «Le celebrazioni sono iniziate nel modo migliore, il Capo dello Stato ha fatto un discorso alto sottolineando che non c’è nulla di retorico, non è tempo sprecato ma un doveroso ricordo delle nostre radici». In questo clima, il Presidente Napolitano, con la deposizione di una corona di alloro alla stele di marmo, apre ufficialmente le celebrazioni. La cerimonia a Quarto, senza l’intervento di esponenti della Lega, prende avvio poco dopo le 10 sotto una pioggia battente. È lo stesso Napolitano a dare il via, con due rintocchi di campana, alla regata delle due imbarcazioni a vela, ribattezzate «Lombardo» e «Piemonte» dai nomi delle due navi che trasportarono i Mille. Le unità, timonate da Francesco De Angelis e Mauro Pellaschier, salpano per Marsala sulla stessa rotta delle Camicie Rosse.
Le celebrazioni si spostano poi alla Stazione Marittima dov’è attraccata la portaerei Giuseppe Garibaldi, alla presenza dei presidenti di Senato e Camera, dell’arcivescovo e presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco, e dei ministri della Difesa e dei Beni culturali, oltre che dei presidenti emeriti della Consulta Giovanni Conso e Giovanni Maria Flick e dell’ex ministro della Difesa Arturo Parisi. Il Capo dello Stato riceve il saluto delle sirene della nave scuola della Marina Militare «Palinuro» e delle altre navi alla fonda, quindi assiste a un carosello di rimorchiatori e imbarcazioni con getti d’acqua tricolore. Dopo la visita a bordo e l’ultimo discorso, Napolitano si congeda e si avvia all’aeroporto per il ritorno a Roma. Dove già nel primo pomeriggio lo aspetta l’incontro con il presidente del Consiglio.

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