L’ultimo orrore di Haiti: spariscono i bambini

Quindici bambini sono scomparsi in diversi ospedali di Haiti. Rapiti da chi fa dell’infanzia solo un business, rapiti da gente che non si capisce bene cosa farà di queste creature. Le venderà al miglior offerente? Le metterà sul mercato degli organi? Nessuno lo saprà mai. Ma Jean Luc Legrand, consulente per la protezione dell’infanzia dell’Unicef, che ha denunciato questo orrore nell’orrore, non ha nascosto il rischio che il fenomeno si allarghi. Le reti per la tratta dei minori, ha spiegato Legrand, esistevano già prima del terremoto ad Haiti ed erano piuttosto attive: i gruppi malavitosi rapivano bambini e li consegnavano al mercato internazionale delle adozioni. «Per anni abbiamo visto portare via molti bambini dal Paese senza alcuna procedura legale. E ora si ricomincia. Abbiamo le prime prove - spiega il consulente -. Accade sempre quando c’è una catastrofe, perché la criminalità approfitta della fragilità dello Stato e dell’assenza di controlli».
Le reazioni a quanto è avvenuto sono state immediate. L’Unicef ha messo in moto tutti i meccanismi di allerta disponibili e ha creato 20 punti di accoglienza per bambini non accompagnati, dove ogni giorno vengono accuditi 2.000 di loro (l’obiettivo è arrivare a 4.000). La missione Onu ad Haiti invece ha aumentato la sorveglianza lungo le strade. Interventi che sembrano briciole rispetto all’abilità degli sciacalli e alle condizioni a loro molto favorevoli. Con il caos che regna, con le centinaia di bambini che girano per le strade in cerca dei familiari, con la difficile situazione dell’ordine pubblico su cui cercano di vegliare i poliziotti arrivati dall’estero, i trafficanti di essere umani si muovono in un ambiente ideale per mettere a segno i loro colpi. Come accadde per lo tsunami che, nel dicembre del 2004, si abbatté su molte aree dell’Asia. Nel giro di poche ore queste organizzazioni si misero all’opera e mai, forse, si riuscirà a capire quanti bimbi siano passati per le loro mani. Inoltre, Haiti ha una storia tristemente antica in fatto di rapimenti di bambini. Secondo i dati del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, prima del sisma Haiti era il Paese più pericoloso al mondo per far nascere un bimbo, una situazione che si è aggravata dopo la catastrofe. Si calcola che siano almeno 63.000 le donne che daranno alla luce i loro piccoli nelle prossime settimane, e 7.000 di loro sono sole. Dunque, c’è tanta carne preziosa da strappare dalle mani delle loro madri per cederla a coppie disposte a tutto pur di avere un neonato con la scorciatoia. Non a caso l’Onu e le ong da giorni insistono sui rischi di adozioni non trasparenti. C’erano circa 20mila orfani nei quasi 200 orfanotrofi di Haiti prima della catastrofe e, dopo il sisma, ci sono probabilmente molti altri bambini lasciati senza genitori.
Di fronte alle migliaia di bambini abbandonati alla loro sorte, si sono moltiplicate le richieste delle famiglie di tutto il mondo interessate ad adottarli. E i governi si sono mobilitati per portare a termine i processi di adozione già avviati. Molte famiglie, che avevano cominciato le procedure prima del sisma, dal 12 gennaio stanno disperatamente cercando notizie dei piccoli; altre temono che i documenti necessari siano andati persi per sempre sotto le macerie. Ma le più importanti organizzazioni internazionali, tra cui Unicef e Save the Children, mettono in guardia dai rischi di azioni frettolose, dicendo che è essenziale cercare di riunire i bambini alle loro famiglie, verificando che davvero i piccoli non abbiano più parenti che possano prendersi cura di loro.
E anche l’Europa decide di mobilitarsi per aiutare le piccole vittime. Al vertice dei ministri della giustizia Ue di Toledo, per iniziativa dell’Italia, i 27 hanno concordato di varare un coordinamento europeo dell’assistenza ai piccoli haitiani. E il governo spagnolo, che ha la presidenza di turno dell’Unione, ha annunciato che porrà la questione lunedì sul tavolo dei ministri degli Esteri comunitari a Bruxelles.
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