L’Umberto poeta Quei versi lumbard che conquistarono il cuore di Manuela

Tanto alla fine vincerà lui. Se con quei versi, e che versi, è riuscito pure a conquistare una donna, e che donna, si capisce che qui è solo questione di «chi la dura la vince», e il Senatùr, l’autodichiarazione che lui «la dura» la fece molto tempo fa, declinandola poi pure al maschile. Erano gli anni Ottanta della preistoria leghista, anzi, della pre-storia. Bossi allora scriveva versi «socialisti», uno su tutti: «Vagan da via ul cü i padron». Fu così che conquistò Manuela Marrone, la seconda moglie senza la quale, dirà poi, la Lega non sarebbe mai nata. Lo appassionava la poesia dialettale, tanto che anni dopo propose a Fedele Confalonieri un programma tv basato su un asse musicale tra Davide Van de Sfroos, cantautore dialettale lombardo, e Mariano Apicella, come hanno ricordato Adalberto Signore e Alessandro Trocino nel libro «Razza Padana». Col tempo lo stile di Bossi si fece più «ermetico», ricordano i due giornalisti ironizzando sul «Berluscaz/ma che cazz!». Agli inizi però era quasi bucolico. Lui scriveva cose quasi ambientaliste: «Sacar/Hinn i busch/E i praa/E la nostra aqua/E ul vent/E la fioca» («Sacri/Sono i boschi/E i prati/E la nostra acqua/ E il vento/ E la neve»). Racconta lei che rimase colpita da una poesia pubblicata dal quotidiano «La Prealpina», recitava «sacri sono i monti»: «Nella poesia c’è la tua anima. E l’anima di Umberto era pulita. Pure le sue idee. L’ho seguito. Mi piacque il suo amore per gli aspetti semplici della vita: la casa, i figli, un bel bosco, un bel prato. È rimasto sempre lo stesso». «Senza Manuela – ricorderà Bossi – non so come avrei fatto. Ero veramente a terra e lei, che non navigava certo nell’oro, divise con me il suo stipendio da insegnante per consentirmi di studiare, pagare i debiti e avviare la grande corsa della Lega Lombarda. Un’altra, al posto suo, mi avrebbe piantato in asso, si sarebbe stancata delle mie chiacchiere, delle mie strane idee e della mia povertà. Lei no, mi è rimasta accanto senza protestare». È ancora lì.

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