«Per l'acciaio il 2009 è stato durissimo: ma l'occupazione è salva»

Il presidente Giuseppe Pasini all'assemblea di Federacciai: l'anno scorso molta cassa integrazione ma nessun licenziamento. Nel 2010 la ripresa c'è, ma in Italia è ancora debole

«Chiediamo al governo che si difenda in ambito europeo la competitività delle nostre aziende e della nostra economia, combattendo fenomeni di concorrenza sleale, orientando l'Europa a politiche ambientali più realistiche e più eque». Questo l'appello rivolto ai rappresentanti del governo e nel parlamento europeo da Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai, presenti oggi a Milano all'assemblea annuale degli imprenditori siderurgici.
Nel corso dei lavori, alla presenza, fra gli altri, del vice presidente dell'Unione europea, Antonio Tajani, del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, Pasini ha tracciato un quadro puntuale della situazione attuale e delle prospettive del settore, nonché delle problematiche aperte.
Per la siderurgia mondiale il 2009 è stato un vero e proprio «annus horribilis», con una produzione globale di acciaio di 1,19 miliardi di tonnellate, in calo dell'8,1% sul 2008. E se si considera che solo nel 2007 si era giunti a un picco di 1,351 miliardi, il crollo appare ancor più violento.
E se l'Europa a 27 ha registrato una riduzione di quasi il 30% rispetto al 2008, l'Italia ha raggiunto una produzione (20 milioni di tonnellate) inferiore di oltre il 35% rispetto all'anno precedente.
Questa situazione ha ovviamente impattato anche sull'occupazione: Federacciai occupa circa 65.000 addetti (tra diretti e indiretti). Di questi, nel 2009 circa 25.000 sono stati interessati da ammortizzatori sociali, e «solo grazie all'impegno degli imprenditori - che hanno reinvestito negli anni per migliorare gli impianti e per sostenere l'occupazione, salvaguardando le professionalità 'coltivate' per anni» ha sottlineato Giuseppe Pasini, «si sono evitati licenziamenti».
Per quanto riguarda questi primi mesi del 2010, a livello globale si è invece assistito a un incremento produttivo (+31,8% nel primo quadrimestre). «Ma si tratta di un dato da ponderare con molta cautela» ha precisato il presidente di Federacciai «poiché va tenuto conto della forte ascesa della Cina che si è ripresa prima di tutti dalla crisi finanziaria, e sappiamo che la metà dell'acciaio prodotto a livello mondiale proviene infatti dall'area asiatica».
Anche il settore siderurgico italiano, pur in presenza di fattori critici, è riuscito a incrementare la produzione - nei primi 5 mesi del 2010 - del 37,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, pari a oltre 11.2 milioni di tonnellate. «Ma anche in questo caso» ha evidenziato Pasini «il dato andrebbe meglio analizzato, perché a fronte di una produzione di prodotti piani a caldo cresciuta del 69%, e di quella dei prodotti lunghi a caldo cresciuta solo dell'8,7%, permangono 'sacche' di sofferenza, per altro riferibili ad alcuni prodotti siderurgici tipici della nostra industria, come il tondo per cemento armato (-21,8%), i larghi piatti (-18,2%) e le lamiere da treno (-4,5%)».
Secondo Pasini, insomma «la 'ripresina' c'è stata, ma non sembra avere basi solide se si considera quanto sta avvenendo oltre i confini italiani. In Germania, per esempio, nei primi quattro mesi del 2010, la produzione di acciaio è cresciuta del 61,9%. E la stessa UE 27 ha messo a segno un +44,3%».
«Tra le le cause della 'lentezza' italiana - ha commentato Giuseppe Pasini - certamente quella di non essere riusciti a passare dai progetti sulla carta ai progetti reali. Siamo schiacciati da un grave ritardo strutturale e quel poco che facciamo lo paghiamo troppo caro, dissipando risorse vitali. In Italia, secondo lo studio bipartisan 'Italiadecide', per un chilometro di alta velocità si spendono fino a 90 milioni di euro e non si scende mai sotto i 20 milioni. In Francia se ne spendono 10 e in Spagna 9,8. Non si tratta di mancanza di competenze - che ci sono e sono elevate - l'inghippo sta altrove. Noi chiediamo che i tanto sbandierati progetti strutturali e infrastrutturali partano concretamente, che si avviino i cantieri, che si facciano le strade, che si batta la burocrazia in favore dell'operatività».
«Chiediamo al governo per esempio - ha proseguito Pasini - di snellire quel garbuglio inestricabile che è il sistema delle autorizzazioni. Per esempio affidando a un unico soggetto pubblico il compito di individuare e sciogliere i nodi che rallentano le opere, e di alleggerire la stretta imposta dal patto di stabilità per quei Comuni virtuosi che hanno saputo mantenere un corretto assetto patrimoniale ed economico».
Guardando al prossimo futuro, due sono per Federacciai le grandi preoccupazioni per la siderurgia italiana: l'incapacità europea di difendersi da attacchi commerciali non equilibrati e la minaccia alla competitività delle imprese.
La relazione di Pasini ha evidenziato come in siderurgia si stia ormai raggiungendo una grande sovra-capacità produttiva installata, maggiore di oltre il 30% della produzione mondiale. Tali capacità sono situate in particolare in Cina e nel continente asiatico. Il risultato è il rischio concreto di un dirottamento delle produzioni asiatiche (che lavorano in condizioni non paragonabili a quelle europee - sia in termini di aiuti e incentivi che di costi veri e propri - all'esportazione verso Europa e Stati Uniti. «Da qui nasce la nostra richiesta alla Commissione europea perché si assuma la responsabilità di ristrutturare gli strumenti di difesa commerciale oggi esistenti, in primis le misure antidumping».

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