Nuovo capitolo del ragguardevole, beffardo, imperdibile ciclo lusitano di Romana Petri, saga familiare non priva di incursioni nel cinismo più spietato, anche il recente Distanza di sicurezza (Neri Pozza, 350 pagg., 20 euro) descrive le vicende che ruotano attorno ai Dos Santos e alle passioni che li dividono. Il titolo, sottilmente derisorio, allude a un'esigenza nata dopo che Vasco, portoghese nullafacente che vive delle rare, sporadiche e colpevolizzanti elemosine del padre, ha abbandonato (l'uomo tiene moltissimo al termine) la moglie Luciana, artista italiana contesa dai galleristi. "Sono da Guinnes dei primati. Sono l'unico uomo ad aver lasciato la moglie per telefono, e il giorno del suo compleanno". Apparentemente l'ha lasciata perché lei ha allestito una mostra sulla famiglia Dos Santos raffigurandola come un mucchio di freaks. A cominciare dal suocero, "il dinosauro carnivoro". In realtà, il motivo è un altro: il successo della moglie stava guastando il poco amore che provava per lei. Dalla separazione sono passati dodici mesi. Luciana, abbastanza onesta da ammettere che ormai era giunta a odiare Vasco, vorrebbe riallacciare un minimo di relazioni civili, mentre lui suggerisce una rottura netta e una distanza di sicurezza di alcune migliaia di chilometri: quella che separa Lisbona da Roma. Perché, allora, entrambi continuano a pensare l'uno all'altro? Perché hanno trasformato l'esistenza in una chiosa ininterrotta al fallimento del loro matrimonio? Che l'odio sia, in realtà, un'attestazione mascherata di stima?
Dilemma acuito dalla consapevolezza che il discrimine fra commedia nera e tragedia è molto labile; e forse ha colto nel
segno la madrina di ogni umorismo letterario dispiegato in feroci geometrie familiari, Ivy Compton-Burnett, quando assicura che "in realtà, è tutta tragedia; con vera perfidia la chiamiamo commedia quando riguarda gli altri".