Leggi il settimanale

Lanciare le idee "giuste" come fossero atomiche

L'Urss compì un enorme sforzo di egemonia, gli Stati Uniti risposero "modellando" il Continente

Lanciare le idee "giuste" come fossero atomiche

Partiamo da un dato acquisito: per fortuna con il crollo del Muro di Berlino l'Occidente ha vinto e il blocco sovietico si è liquefatto rendendo chiaro non solo quanto il regime comunista fosse oppressivo ma anche inefficiente. Anzi se esiste un limite a quel successo è che la Russia e i suoi alleati hanno mantenuto molto del piglio sovietico, a partire dalla dezinformatsiya dispiegata in maniera sistematica nel corso del conflitto ucraino (e non solo).

E la presa culturale dell'Urss e del Kgb verso i Paesi occidentali, di cui Putin ha inutilmente cercato di rinverdire i fasti, a partire da Italia e Francia che vantavano i partiti comunisti più grandi d'Europa, non è mai stata nemmeno indagata sino in fondo. Però se ne può trovare una eco culturale in un romanzo meraviglioso come Il montaggio (Settecolori) di Vladimir Volkoff.

Il versante occidentale della guerra fredda culturale invece è stato molto più studiato - è proprio delle democrazie analizzare criticamente ciò che accade al loro interno - e ora è in libreria per Fazi il più classico dei libri sul tema ovvero quello di Frances Stonor Saunders, che si intitola proprio La guerra fredda culturale (pagg. 668, euro 22, prefazione di Giovanni Fasanella). Racconta come la Cia organizzò l'operazione "Packet" ovvero un vastissimo progetto per contrastare la propaganda sovietica nel Vecchio continente e orientare l'opinione pubblica in senso filo americano. La punta di lancia di questo progetto era il "Congresso per la libertà della cultura", diretto dall'agente Michael Josselson e presente in oltre trenta Paesi, Italia compresa, dove collaborò con figure come il socialista Tristano Codignola (1913 - 1981). L'obiettivo era sostenere la sinistra non comunista e offrire un'alternativa culturale all'egemonia dei partiti comunisti sostenuti dal blocco sovietico.

Attorno al Congresso, che rimase attivo sino al 1967 si creò un gruppo di riviste come Encounter, Preuves, Der Monat e in Italia Tempo presente, diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. E vennero reclutati e finanziati per impedire la penetrazione sovietica alcuni dei cervelli più brillanti del Novecento europeo. Giusto per fare qualche nome: Isaiah Berlin, Hannah Arendt, George Orwell, Bertrand Russell e Arthur Koestler. In Italia oltre al sopra citato Silone ci si rivolse anche a Benedetto Croce. Una vera e propria "battaglia per la conquista delle menti" come la definì Edward W. Barrett (1910 -1989), sottosegretario di Stato Usa sotto Truman.

Non immaginatevi una guerra di poltrone culturali di bassa lega o qualche screzio per mettere le mani su premi letterari o fondazioni, tutte brutte operazioni che sono rimaste di moda anche nel XXI secolo. Quella portata avanti fu una vera e propria lotta per diffondere un'idea di mondo, in tutti i campi del sapere. Ad esempio nell'ambito musicale a guidare l'azione fu soprattutto il compositore Nicolas Nabokov, cugino dello scrittore Vladimir (l'autore di Lolita), che organizzò grandi eventi come il festival parigino del 1952, Oeuvres du Vingtième Siècle, con Stravinskij, Berg, Schönberg e altri autori banditi da Hitler e Stalin. E poi ci furono anche le mostre d'arte e tournée musicali finanziate dal Congresso e dal MoMa di New York sostenuto da Nelson Rockefeller e fondazioni legate alla Cia che diffusero in Europa il modernismo americano di Pollock, Rothko, de Kooning, simbolo di libertà contro il "realismo socialista".

Cosa dire di questo gigantesco progetto che la Stonor Saunders, laureata ad Oxford e firma della London Review of Books, inizia a raccontare dalla Berlino e dalla Parigi distrutte dell'inverno 1947, uno degli inverni più freddi che l'Europa ricordi? Mette in luce che il secondo Novecento europeo e la sua fioritura straordinaria, Sessantotto compreso, è in larga parte figlio di uno scontro culturale che mobilitò i più grandi cervelli. I più brillanti degli ufficiali statunitensi dell'Oss (predecessore della Cia) lo intuirono da subito anche senza aver letto Gramsci. Così in un rapporto del 1945 al generale Donovan che dell'Oss era a capo: "Ci dobbiamo attendere una crescente importanza dei metodi pacifici. I nostri nemici saranno più liberi di propagandare, sovvertire, sabotare ed esercitare pressioni su di noi e noi dovremmo essere più disposti a sostenere tali assalti e usare quegli stessi metodi".

Ecco gli assalti, i russi organizzavano concerti in Germania? Gli americani risposero con tutti i talenti delle loro accademie a partire dalla Juilliard. Le truppe ideologiche del Cominform si riunivano al congresso degli scrittori di Berlino Est, nel teatro Kammerspiel? Un giovane scrittore e giornalista americano, Melvin Lasky, col suo tedesco impeccabile saliva sul palco per venti minuti di fuoco sulle somiglianze tra Hitler e Stalin. È solo una delle tante battaglie raccontate, anni dopo Lasky ebbe anche rapporti con Ignazio Silone che era il referente italiano di quella lotta e che per anni finì sotto il tiro della critica comunista. Ovviamente la Stonor Sauders mette in luce anche la componente sottilmente perversa dell'azione culturale della Cia. Per usare le parole dell'autrice: "Facendo ricorso a una rete estesa ed enormemente influente di personale al diretto servizio dell'agenzia di intelligence, di strateghi politici, grandi industriali ed ex allievi delle università della Ivy League, la nascente Cia iniziò a partire dal 1947, a mettere in piedi un consorzio il cui duplice compito doveva essere vaccinare il mondo dal contagio del comunismo e facilitare il conseguimento degli interessi globali della politica estera statunitense". Insomma era all'opera quella che Kissinger qualificò come: "un'aristocrazia al servizio della nazione in nome di principi che superano lo spirito di parte".

Nessun confronto possibile tra questo soft power e i gulag per gli scrittori che trasgredivano il pensiero di Stalin, ma indubbiamente un'idea radical ed elitaria che ha fatto molta strada in Europa e nelle élite, soprattutto vicine al partito democratico, negli Usa. Tanto che persino un pezzo della sinistra italiana si è trovato molto meglio in questi salotti che nelle case del popolo.

Un prezzo risibile per la libertà, il fatto che gli agenti migliori dessero una spintarella al pensiero dalle redazioni culturali. Però un prezzo che è giusto sapere di aver pagato e di averlo metabolizzato nel nostro pensiero.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica